NUOVE NOTIZIE

Notizie
NUOVE NOTIZIE

A Milano gli abitanti in corteo per ripulire la città dopo gli scontri del 1 maggio

All’indomani dei disordini alla manifestazione contro l’Expo 2015 a Milano, il prefetto ha riunito un comitato per l’ordine e la sicurezza. L’ipotesi di reato al centro dell’inchiesta della procura milanese è di devastazione e prevede pene fino a 15 anni di carcere


  • 02 Mag 2015 19.02

La pornografia della devastazione

Christian Raimo
02 maggio 2015 19:02
Milano, 1 maggio 2015.

La manifestazione No Expo del primo maggio, tra i vari effetti uno di sicuro l’ha avuto: ha creato un fronte compatto contro se stessa e contro l’intero movimento di protesta. Le devastazioni del cosiddetto blocco nero hanno coperto quella piccola porzione dei mezzi di informazione che non era occupata dall’immensa campagna promozionale dell’Expo, e hanno fatto sì che i temi della contestazione – cittadinanza, lavoro, critica alla corruzione e alla finanza, accesso alle risorse – fossero completamente oscurati.

Al netto degli scontri (qui una cronaca puntuale di Leonardo Bianchi), le immagini emblematiche della giornata, quelle che sono andate a ripetizione sulle bacheche dei social network, sono l’intervista al sedicente casseur fatta dalla troupe del TgCom e la foto scattata dallo scrittore Ivan Carozzi subito dopo la fine della manifestazione.

Visto che queste immagini non sanno dirci nulla dei motivi della protesta, la domanda che potremmo farci è se ci raccontano qualcosa almeno degli scontri. La risposta per molti versi è no, nonostante siano state viste e commentate da milioni di persone. Per quale motivo? Perché di fatto cercano un effetto pornografico.

Il cul de sac in cui i movimenti di protesta globali si sono infilati ormai da anni è quello di essere inconsapevoli produttori di riot porn: una pornografia della devastazione.

I cortei organizzati, spesso male organizzati, spesso involontariamente o addirittura colpevolmente male organizzati, spesso inorganizzabili, ma soprattutto senza una coscienza di come gestire la rappresentazione del conflitto, lasciano spazio ai desideri individuali e solitarissimi: spaccare tutto, farsi una foto con la macchina bruciata o – appena dopo per contrappasso – commentare su Facebook quanto sia idiota quel ragazzo incappucciato o questa ragazza sorridente, o addirittura a invocare manganellate, mamme di Baltimora, interventi à la Diaz. Il clicktivism è l’altra faccia del riot porn.

Il conflitto diventa un consumo come un altro. Ognuno si può scegliere la sua categoria, come su un sito porno. Ed è molto difficile, per chi invece crede alle ragioni di questa protesta e al bisogno di radicalità, provare a uscire dal vicolo cieco.

La MayDay ha una bellissima storia (venerdì scorso era la quindicesima edizione) ed è stata per i movimenti, in Italia e non solo, uno strumento capace di mettere insieme i precari, i nuovi sfruttati, i non rappresentati dai sindacati, strappandoli alle favole della flessibilità e dell’innovazione. Ma ha anche incarnato un modello diverso di stare in piazza.

Il primo maggio 2015 questo modello ha mostrato i suoi limiti.

Non è un caso se a differenza delle manifestazioni del 14 dicembre 2010 o del 15 ottobre 2011, nessuno stavolta abbia rivendicato gli scontri. La ragione di questa difficoltà è che la piazza è ormai davvero imprevedibile, e non è più nemmeno governabile dai movimenti, ma è anche vero che, a vedere le immagini degli scontri, perfino chi aveva il buongusto di non trasformarsi in un perbenista del commento da Facebook, non poteva non commentare con un moto di stanchezza: ancora?

La crisi della sinistra è anche una crisi performativa. Una crisi ideale su quale racconto del conflitto provare a tessere, che non sia maniacale, depressivo, consumistico o pornografico.

Dall’altra parte, invece, il modello spettacolare dello show dell’inaugurazione dell’Expo è coerente, funzionante, sinistramente efficace: una brandizzazione della città, la celebrazione di un tempo e di un luogo dove – come è scritto nel sito – non si è cittadini, ma si può diventare, pagando 30 euro, protagonisti o – per dirla meglio –testimonial.

La sfida dei movimenti nel prossimo futuro sarà quella di inventarsi una visione del conflitto che sia spiazzante, passionale, erotica, gioiosa e liberatoria. Cercando di avere a cuore la propria rabbia ma anche la propria immaginazione.

pubblicità

Da non perdere

In Spagna la destra vince senza maggioranza, Podemos deluso 
Il momento della verità. La nuova copertina di Internazionale
Al cuore della musica di Bruce Springsteen

In primo piano