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Giovanni De Mauro

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  • 22 febbraio 2013
  • 11.20

Gentile Giacomo Bianchi, nella sua lettera che abbiamo pubblicato la settimana scorsa lei chiede se quello che fa Beppe Grillo sia ammissibile e tollerabile. La risposta è no.

Non si può più chiudere un occhio sulla gestione autoritaria e sbrigativa del suo movimento, sul linguaggio violento, sui suoi toni populisti e qualunquisti. Finché Beppe Grillo era un comico che portava in giro il suo spettacolo aveva tutto il diritto di rifiutare ogni confronto, ma oggi che decine di persone della sua lista stanno per entrare in parlamento, dove si apprestano ad amministrare la cosa pubblica anche per conto di chi non le ha votate, ha il dovere civile di discutere, dialogare, rispondere alle domande.

È vero, i mezzi di informazione hanno spesso distorto in modo strumentale le sue affermazioni, ma non è una buona ragione per rifiutare le interviste. Beppe Grillo giustamente pretende la massima trasparenza da parte di istituzioni e multinazionali, anche per questo dovrebbe essere il primo a offrirla. Propone nuove forme di democrazia partecipativa, è sbagliato che non accetti il dialogo. Era ora che decidesse di sottoporre il suo movimento al voto democratico. Ma la democrazia ha le sue regole. E la prima è che le idee si mettono a confronto e si discutono, pure con gli avversari, e non si impongono dall’alto.

La politica dovrebbe parlare anche ai cuori delle persone, ma sono anni che non ci riesce più. Ancora una volta saremo in molti ad andare a votare solo con la testa. Sarebbe pericoloso, però, scegliere chi ci governerà dando retta a chi grida più forte per farci votare con la pancia.

Internazionale, numero 988, 22 febbraio 2013

Gentile Giacomo Bianchi, nella sua lettera che abbiamo pubblicato la settimana scorsa lei chiede se quello che fa Beppe Grillo sia ammissibile e tollerabile. La risposta è no.

Non si può più chiudere un occhio sulla gestione autoritaria e sbrigativa del suo movimento, sul linguaggio violento, sui suoi toni populisti e qualunquisti. Finché Beppe Grillo era un comico che portava in giro il suo spettacolo aveva tutto il diritto di rifiutare ogni confronto, ma oggi che decine di persone della sua lista stanno per entrare in parlamento, dove si apprestano ad amministrare la cosa pubblica anche per conto di chi non le ha votate, ha il dovere civile di discutere, dialogare, rispondere alle domande.

È vero, i mezzi di informazione hanno spesso distorto in modo strumentale le sue affermazioni, ma non è una buona ragione per rifiutare le interviste. Beppe Grillo giustamente pretende la massima trasparenza da parte di istituzioni e multinazionali, anche per questo dovrebbe essere il primo a offrirla. Propone nuove forme di democrazia partecipativa, è sbagliato che non accetti il dialogo. Era ora che decidesse di sottoporre il suo movimento al voto democratico. Ma la democrazia ha le sue regole. E la prima è che le idee si mettono a confronto e si discutono, pure con gli avversari, e non si impongono dall’alto.

La politica dovrebbe parlare anche ai cuori delle persone, ma sono anni che non ci riesce più. Ancora una volta saremo in molti ad andare a votare solo con la testa. Sarebbe pericoloso, però, scegliere chi ci governerà dando retta a chi grida più forte per farci votare con la pancia.

Internazionale, numero 988, 22 febbraio 2013

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