Sommario

L’ora del Darfur

Dopo cinquant’anni di guerra, il governo sudanese ha firmato la pace con i ribelli del sud. Adesso tocca al Darfur?

577 (11/17febbraio 2005)
577 (11/17febbraio 2005)

Australia

Paure e silenzi in Australia

Era la terra dei diritti civili. Oggi l’Australia è complice del sistema carcerario di Guantanamo e luogo di continue violazioni dei diritti umani. La denuncia di John Pilger

Opinioni

Il numero: 156

Opinioni

I miei trucchi preferiti

Scienza e tecnologia

Tanti saluti dalla Terra piatta

Tre studenti americani hanno creato il premio Terra piatta, destinato a chi si ostina a negare il riscaldamento globale. Come lo scrittore Michael Crichton

Cultura

Cinema, libri, musica, tv

Opinioni

Canone olandese

Portfolio

I cantori del narcotraffico

Le foto di Luca Zanetti

Opinioni

La parola: brent

Lo sai che i papaveri

Ogni giorno i nostri soldati bruciano o distruggono l’unica coltura esistente in Afghanistan. Leggi

Scienza

L’origine della vita

Cos’è che trasforma degli stupidi atomi in materia vivente? Il mondo dei quanti, sostiene il fisico Paul Davies, offre indizi affascinanti a chi cerca una risposta

Viaggi

L’ultimo confine

Da due anni la frontiera che separa le due Coree non è più impenetrabile. I turisti diretti al monte dei Diamanti attraversano la zona smilitarizzata, chiusa per cinquant’anni ai civili

Opinioni

Minacce velate

Silenzio!

Una delle ultime foto di J.D. Salinger risale a una ventina d’anni fa. È stata scattata nel parcheggio di un supermercato di Cornish, nel New Hampshire. Salinger ha l’aria indifesa di un vecchietto burbero e spaventato. Con un pugno cerca di colpire il fotografo. “Per anni mi sono chiesto cosa abbia spinto Salinger a non pubblicare più niente, ad allontanarsi dalla gente, a rinunciare a ogni forma di partecipazione attiva nella vita del mondo”, ha scritto Dave Eggers. “Chiaramente era ferito dall’attenzione che riceveva, e mi sono sempre domandato quale sia stato il punto di rottura”. Forse Salinger aveva capito che dopo aver scritto qualcosa di importante è difficile riuscire ad aggiungere altro ed è meglio rimanere in silenzio. Forse, invece, ha continuato a scrivere romanzi e racconti meravigliosi, che cominceranno a uscire solo ora. Oppure no, non viveva appartato e isolato dal resto del mondo: Salinger viveva, e basta. Magari pensando, come ha scritto Seamus Heaney, che il modo in cui stiamo vivendo sarà stata la nostra vita. Leggi

Americhe

Le nuove armi del Venezuela

Il governo di Hugo Chávez sta rinnovando la dotazione militare del paese. Ma gli acquisti fatti finora non sono abbastanza consistenti per parlare di una corsa al riarmo

Europa

Gli scomparsi di Grozny

In Cecenia chi denuncia i crimini russi sparisce. Il 20 gennaio è stato rapito un giurista che aiutava le vittime delle violenze. È la nuova strategia di Mosca

Africa e Medio Oriente

Repubblica ereditaria in Togo

Gnassingbé Eyadéma è morto. Era il presidente al potere da più anni in Africa. Gli succede il figlio, scelto dall’esercito e legittimato dal parlamento con un’acrobazia legale

Opinioni

Il mondo di domani

Opinioni

Giornalismo civile

Ambiente

La lunga strada di Kyoto

Il protocollo di Kyoto entra in vigore il 16 febbraio. L’accordo obbliga i paesi a ridurre le emissioni dei gas che causano il riscaldamento globale. Funzionerà?

Ritratto

Imad Hajjaj, voce della coscienza araba

Disegnare vignette satiriche sui principali quotidiani arabi può essere molto pericoloso. Ma Imad Hajjaj è convinto che denunciare le ingiustizie con un disegno divertente vale più di mille discorsi tristi

Economia e lavoro

Il dolce suono del telefonino

Il mercato delle suonerie per i cellulari è in piena crescita. E promette di diventare una miniera d’oro per l’industria discografica mondiale

Opinioni

Libertà d’informare

Opinioni

Birra e freccette

In copertina

Le speranze del Darfur

Dopo cinquant’anni di guerra, il governo di Khartoum ha firmato un accordo con i ribelli del sud. Ora il Darfur aspetta il suo turno

Lontani

Enzo Baldoni, Florence Aubenas, Giuliana Sgrena: è forte la tentazione di leggere un legame tra questi rapimenti di giornalisti di sinistra. Ma la probabile verità l’ha spiegata Pier Scolari, compagno dell’inviata del Manifesto. Quelli che rischiano di più sono i giornalisti che le notizie se le vanno a cercare, che escono dagli alberghi e scendono per strada, insomma: che fanno i giornalisti. Qui, in Europa o negli Stati Uniti, il mondo arabo ci sembra difficile da decifrare. Mentre noi siamo convinti di essere trasparenti e comprensibili. Ma non è vero: il video fatto dal Manifesto per chiedere la liberazione della sua inviata e trasmesso da al Jazeera e al Arabiya è indicativo proprio di questa distanza, che obbliga anche il Manifesto a spiegare che i suoi giornalisti sono contro la guerra. Ed è un’altra ragione che rende preziose tutte le persone che, esattamente come Giuliana Sgrena, ci danno notizie da mondi lontani. Leggi

Opinioni

Sciiti divisi dopo il voto

Economia

I manager in classe

A Losanna c’è una delle più esclusive business school del mondo. Ogni anno accoglie solo novanta studenti, che per la modica cifra di 48mila euro si preparano a diventare i dirigenti d’azienda universali

India

I nuovi ricchi

Le riforme economiche hanno prodotto una nuova categoria di eccentrici superricchi. C’è chi li guarda con disprezzo e chi li considera una nuova opportunità per tutta l’India

Tutti al centro

Tra i partiti di sinistra c’è questa leggenda metropolitana che circola da tempo secondo cui le elezioni si vincono conquistando l’elettorato di centro. Marc Cooper, giornalista americano, a pagina 22 racconta che gli sono venute le vertigini quando ha cercato di seguire una non-risposta di John Kerry, il candidato democratico, a una domanda sui matrimoni gay. Kerry è a favore della guerra e contro la guerra, a favore degli sgravi fiscali e contro gli sgravi fiscali, a favore dei matrimoni gay e contro i matrimoni gay (un impossibile esercizio di equilibrismo che qui in Italia non abbiamo nessuna difficoltà a capire, perché lo vediamo tutti i giorni nei leader del centrosinistra). “Secondo voi cosa risponderebbe Bush se gli chiedessero: accetti o meno di essere definito un conservatore?”. Marc Cooper ha ragione, e racconta che gli strateghi di Bush lavoreranno proprio sull’immagine di eterno indeciso che Kerry si sta costruendo pur di non scontentare il fantomatico elettorato di centro. Leggi

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