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Antonio Gramsci


  • 09 Mar 2015 17.18

La ridicola appropriazione indebita di Gramsci, don Milani e Montessori

Il 28 febbraio il segretario della Lega nord ha tenuto a Roma un comizio a piazza del Popolo. I cronisti hanno registrato due diverse citazioni del nome di don Lorenzo Milani e delle sue parole famose “l’obbedienza non è più una virtù”. Lo stesso 28 febbraio il quotidiano l’Avvenire ha pubblicato la lettera di quarantaquattro parlamentari dei gruppi di maggioranza indirizzata a Matteo Renzi per chiedere ulteriori interventi finanziari dello stato a favore delle scuole pubbliche paritarie. Nella perorazione finale, citano tre autorità: Antonio Gramsci, Maria Montessori e, di nuovo anche loro, don Lorenzo Milani. Leggi

  • 31 Dic 2014 10.40

Odio il capodanno, firmato Antonio Gramsci

Ogni mattino, quando mi risveglio ancora sotto la cappa del cielo, sento che per me è capodanno.

Perciò odio questi capodanni a scadenza fissa che fanno della vita e dello spirito umano un’azienda commerciale col suo bravo consuntivo, e il suo bilancio e il preventivo per la nuova gestione. Essi fanno perdere il senso della continuità della vita e dello spirito. Si finisce per credere sul serio che tra anno e anno ci sia una soluzione di continuità e che incominci una novella istoria, e si fanno propositi e ci si pente degli spropositi, ecc. ecc. È un torto in genere delle date.

Dicono che la cronologia è l’ossatura della storia; e si può ammettere. Ma bisogna anche ammettere che ci sono quattro o cinque date fondamentali, che ogni persona per bene conserva conficcate nel cervello, che hanno giocato dei brutti tiri alla storia. Sono anch’essi capodanni. Il capodanno della storia romana, o del Medioevo, o dell’età moderna.

E sono diventati così invadenti e così fossilizzanti che ci sorprendiamo noi stessi a pensare talvolta che la vita in Italia sia incominciata nel 752, e che il 1490 0 il 1492 siano come montagne che l’umanità ha valicato di colpo ritrovandosi in un nuovo mondo, entrando in una nuova vita. Così la data diventa un ingombro, un parapetto che impedisce di vedere che la storia continua a svolgersi con la stessa linea fondamentale immutata, senza bruschi arresti, come quando al cinematografo si strappa il film e si ha un intervallo di luce abbarbagliante.

Perciò odio il capodanno. Voglio che ogni mattino sia per me un capodanno. Ogni giorno voglio fare i conti con me stesso, e rinnovarmi ogni giorno. Nessun giorno preventivato per il riposo. Le soste me le scelgo da me, quando mi sento ubriaco di vita intensa e voglio fare un tuffo nell’animalità per ritrarne nuovo vigore.

Nessun travettismo spirituale. Ogni ora della mia vita vorrei fosse nuova, pur riallacciandosi a quelle trascorse. Nessun giorno di tripudio a rime obbligate collettive, da spartire con tutti gli estranei che non mi interessano. Perché hanno tripudiato i nonni dei nostri nonni ecc., dovremmo anche noi sentire il bisogno del tripudio. Tutto ciò stomaca.

Aspetto il socialismo anche per questa ragione. Perché scaraventerà nell’immondezzaio tutte queste date che ormai non hanno più nessuna risonanza nel nostro spirito e, se ne creerà delle altre, saranno almeno le nostre, e non quelle che dobbiamo accettare senza beneficio d’inventario dai nostri sciocchissimi antenati.

Antonio Gramsci, 1 gennaio 1916, Avanti!, edizione torinese, rubrica Sotto la Mole.

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  • 09 Lug 2014 16.14

Il destino dell’Unità

È poco probabile che Matteo Renzi accolga gli appelli a salvare lo storico quotidiano del Partito comunista. Leggi

  • 20 Dic 2013 11.46

Spontaneo

“Trascurare e peggio disprezzare i movimenti così detti ‘spontanei’ può avere spesso conseguenze molto serie e gravi”. Leggi