Alcuni rifugiati in fuga da Srebrenica arrivano a Tuzla nel 1993 trasportati dagli elicotteri delle Nazioni Unite. Nel 1993 fu permesso all’Onu di portare via da Srebrenica circa 500 feriti tra quelli più gravi. (Gilles Peress, Magnum/Contrasto)

La memoria di Srebrenica

11 luglio 2014 12:34

Nel luglio del 1995 a Srebrenica, una città nell’est della Bosnia Erzegovina, i soldati serbobosniaci guidati dal generale Ratko Mladić hanno massacrato circa ottomila uomini e ragazzi bosniaci di religione musulmana. La città, che era stata dichiarata zona di sicurezza delle Nazioni Unite, fu conquistata l’11 luglio, nonostante la presenza di un contingente di caschi blu olandesi.

Quello di Srebrenica è il più grave massacro avvenuto in Europa dalla seconda guerra mondiale, ed è considerato dalla giustizia internazionale un atto di genocidio. La tragedia avvenne nel corso della guerra in Bosnia Erzegovina, cominciata alla fine di marzo del 1992.

Nel 19° anniversario della strage, 175 salme saranno seppellite a Potočari, dove si trova il memoriale del massacro. I corpi sono stati ritrovati in fosse comuni e sono stati identificati solo nel 2013. Tra le vittime che saranno seppellite l’11 luglio 2014 ci sono una decina di ragazzi che al momento del massacro avevano tra i 15 e i 17 anni.

Al momento sono state identificate solamente 6.066 vittime del massacro di Srebrenica.

Gilles Peress (1946) è un fotografo francese e lavora per l’agenzia Magnum dal 1971. Dal 1972 segue con particolare attenzione l’immigrazione in Europa. Oltre ai Balcani, ha documentato i conflitti in Irlanda del Nord, Iran e Ruanda. Le sue immagini sono state pubblicate nelle riviste più importanti del mondo ed esposte in molti musei. Attualmente Peress affianca l’attività di fotoreporter a quella di professore per il Bard college e l’università di Berkeley.

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