Come affrontare i tempi che viviamo, tra guerre, crisi e trasformazioni, senza sentirsi impotenti e indifesi? La nuova edizione del festival di fotografia diretto da Giuseppe Oliverio e organizzato dalla piattaforma PhMuseum non propone soluzioni ma una strada che ricalchi la metafora dell’arcipelago. Siamo isole, ognuna con la sua identità, la sua storia, ma capaci di creare relazioni e cercare prospettive alternative che si oppongano alle narrazioni che vanno in un’unica direzione. Questi ragionamenti si concretizzano nella scelta degli artisti coinvolti in PhMuseum days, dal 1 al 4 ottobre, in diversi spazi di Bologna.

Le bacheche del collettivo Cheap in via dell’Abbadia ospiteranno Absolute: Tehran cats di Caro Mirzoyan, che tra il gennaio e il febbraio del 2025 ha trovato un modo per aggirare i sospetti e i controlli che avrebbe attirato a Teheran, in Iran, con una macchina fotografica. Ha deciso di puntarla verso il basso e concentrarsi su dei gatti, per la precisione 116. Mirzoyan ha sperimentato con una fotocamera termica istantanea, usando carta da scontrini usata, rimediata nei negozi e in strada. Il risultato è un insieme di oggetti insospettabili, perché sembrano rifiuti, ma testimoniano in realtà cosa significa produrre immagini sotto un regime autoritario.

All’ex ospedale dei Bastardini sarà esposto Homograph. A pictionary di Allegra Baggio Corradi, un progetto nato grazie a un lungo workshop con persone migranti a Londra, nel Regno Unito. Questi incontri hanno portato alla realizzazione di un dizionario visivo di duecento dittici, per imparare l’inglese attraverso le immagini invece che con le parole. Ogni coppia si basa sul doppio significato di un termine, come ad esempio cell (cellula dell’organismo e cella di un carcere) o wave (cenno di saluto e onda). Baggio Corradi, editrice e ricercatrice, propone la fotografia come mezzo per risolvere conflitti e trovare soluzioni in contesti in cui la comunicazione è complicata.

In Italia o Italia Federico Clavarino ci porta in un percorso abitato da ombre, simboli, prospettive urbane e figure umane che mettono in dialogo il passato monumentale del nostro paese con il presente. La staticità di ogni immagine è pervasiva e costruisce una corrispondenza misteriosa di contrasti e somiglianze. Per il fotografo sono incrinature della vita quotidiana che rivelano ciò che rende singolare un luogo. Anche Francisco Cantón ha intrapreso un viaggio di sette anni, attraverso paesi, identità e stati d’animo che non assumono mai una forma definitiva. Il suo Axolotl è un diario che appartiene a stati onirici, in cui tutto esiste nel mezzo ed è in continua trasformazione.

Gli altri artisti esposti a PhMuseum days sono Max Pinckers, Cintia Tortosa Santisteban, Jonah Samson, Daniel Martinez e Robin Alysha Clemens. Inoltre, il 3 e il 4 ottobre ai giardini Margherita il festival ospiterà per la prima volta Photobook mania, un evento dedicato all’editoria fotografica indipendente. Del circuito off fanno parte la mostra di Roman Manfredi allo Spazio labò (fino al 18 dicembre) e la proiezione di Us above the brutes, di Benedetta Fioravanti, nel refettorio delle monache dell’ex convento di San Mattia.

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