NUOVE NOTIZIE
  • 16 Apr 2020 18.39

Il punto sul coronavirus in Italia

Il 16 aprile, alle ore 18, il capo della protezione civile Angelo Borrelli ha fatto il punto sulla diffusione del nuovo coronavirus (Sars-cov-2) in Italia.

  • Il 16 aprile ci sono stati 3.786 nuovi contagi. Ieri erano stati 2.667. Le persone contagiate dall’inizio dell’epidemia sono 168.941, compresi i morti e i guariti.
  • Attualmente risultano positive 106.607 persone, 1.189 in più rispetto al 15 aprile.
  • Il 16 aprile ci sono stati 525 decessi, 53 in meno rispetto a ieri. In totale sono morte 22.170 persone.
  • Il numero dei guariti sale a 40.164 persone, 2.072 in più rispetto al 15 aprile.
  • A oggi 76.778 persone sono in isolamento domiciliare e 2.936 sono nei reparti di terapia intensiva, 143 in meno di ieri.
  • La situazione peggiore resta in Lombardia, dove 1.032 persone si trovano ricoverate nei reparti di terapia intensiva (42 in meno di ieri). I casi di contagio dall’inizio dell’epidemia sono 63.094.
  • Oggi la regione che ha registrato più nuovi contagi è la Lombardia (941), davanti al Piemonte (879). Il Molise è l’unica regione in cui non sono stati registrati nuovi contagi.
  • Nelle ultime ventiquattr’ore in Italia sono stati effettuati 60.999 tamponi. Dall’inizio dell’epidemia ne sono stati effettuati 1.178.403.
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I dati diffusi dalla protezione civile, anche se utili, vanno letti con cautela. A volte mancano quelli di una o più regioni, e soprattutto non sono omogenei, cioè i criteri con cui sono raccolti non sono gli stessi in tutte le regioni.

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Il viceministro della salute Pierpaolo Sileri ha dichiarato che la somministrazione di un eventuale vaccino contro il covid-19 sarà obbligatoria, una volta garantita la sua efficacia e sicurezza.

Su richiesta della ministra delle infrastrutture e dei trasporti Paola De Micheli, il capo della protezione civile Angelo Borrelli ha affidato alla Croce rossa italiana la gestione della quarantena per i 149 migranti soccorsi in mare dalla nave Alan Kurdi. La sorveglianza sanitaria si svolgerà su un’altra nave.

Ieri 8.523 persone sono state multate per aver violato le regole sugli spostamenti, 44 sono state denunciate per false dichiarazioni e 15 sono state denunciate per violazione della quarantena. Quarantaquattro esercizi commerciali che operavano in violazione delle norme sono stati chiusi.

I medici morti dall’inizio dell’epidemia sono 127. Gli infermieri morti sono 31, i farmacisti nove.

  • 16 Apr 2020 18.29

La Germania ha bisogno dei lavoratori stagionali romeni

Nelle ultime settimane più di 250mila persone che erano emigrate all’estero sono tornate in Romania dopo aver perso il lavoro. Ma dal paese c’è anche chi parte per andare a lavorare in altre nazioni d’Europa. Come le duemila persone che il 9 aprile hanno affollato l’aeroporto di Cluj-Napoca dirette in Germania, dove le aspettava un impiego nell’agricoltura.

In Germania l’industria agroalimentare impiega circa 300mila lavoratori stagionali ogni anno, e da dieci anni la maggior parte di queste persone viene dai villaggi romeni, dove questo tipo di lavoro è una delle principali fonti di sostentamento. Ma l’epidemia di nuovo coronavirus, e le politiche messe in atto dai governi di quasi tutti i paesi per limitare i contagi, hanno lasciato il settore agroalimentare tedesco e di altri paesi a corto di manodopera. A marzo il governo romeno ha dichiarato lo stato d’emergenza e ha introdotto misure di distanziamento sociale severe, che comprendono multe per chi circola senza un permesso del proprio datore di lavoro o del medico e coprifuoco alle dieci di sera.

Queste misure hanno funzionato, visto che al momento la Romania conta circa ottomila contagi e 392 morti. La situazione è cambiata quando Berlino ha chiesto al governo di Bucarest di prevedere delle eccezioni per consentire ad almeno una parte degli stagionali romeni di tornare a lavorare in Germania. Le autorità romene hanno accettato, anche perché lo stato difficilmente potrebbe farsi carico di quei lavoratori, che hanno sempre avuto poca visibilità nel paese.

La notizia degli spostamenti degli stagionali romeni ha sollevato polemiche sul mancato rispetto delle norme sanitarie e sull’opportunità di spostarsi in una fase così delicata. “Per molti la paura della povertà è più urgente di qualsiasi altra considerazione”, ha scritto la rivista Ziare. “È questa paura che ha riempito i voli partiti da Cluj e da tante altre città romene”.

In Romania alcuni commentatori sostengono che il governo dovrebbe incoraggiare e incentivare i romeni a restare nel paese e a lavorare nell’industria agroalimentare nazionale. Secondo la rivista ungherese Magyar Hang, l’emergenza coronavirus dovrebbe portare a ripensare il settore agroalimentare: “Dovremmo passare da una produzione su larga scala a un’altra centrata sulle piccole imprese agricole. A quel punto i prodotti – e i lavoratori – non dovrebbero più viaggiare in altri paesi”.

  • 16 Apr 2020 17.45

In cinque paesi europei la metà delle morti per covid-19 è avvenuta nelle residenze per anziani

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Secondo i dati raccolti dall’International long-term care policy network – un gruppo di ricerca che fa capo alla London School of Economics – in Belgio, Francia, Irlanda, Italia e Spagna gli anziani morti nelle strutture residenziali per cause legate al nuovo coronavirus sono tra il 42 e il 57 per cento del totale dei decessi per covid-19. In Italia la cifra è del 53 per cento ed è stata calcolata dopo aver contattato 2.166 strutture su un totale di 4.629 presenti sul territorio nazionale.

Il rapporto riconosce che i dati tra i cinque paesi non sono omogenei perché è diversa la definizione delle strutture (residenze sanitarie, case di riposo, postacuzie…) e diversa è la modalità dei test effettuati per identificare il Sars-cov-2, ma individua alcune criticità comuni che hanno contribuito alla diffusione del covid-19 nelle strutture di cura:

  • personale che ha lavorato mentre era sintomatico;
  • personale che lavorava in più di una struttura;
  • conoscenza e aderenza inadeguate alle linee guida sui dispositivi di protezione individuale (dpi);
  • difficoltà nel mettere in atto pratiche di controllo delle infezioni adeguate, tra cui forniture insufficienti di dpi e disinfettante per le mani a base di alcol;
  • accesso tardivo alle cure;
  • disponibilità limitata di test;
  • difficoltà nell’identificare le persone con covid-19 sulla base dei soli segni e sintomi.

All’inizio della diffusione del Sars-cov-2, responsabile del covid-19, si era detto che si trattava di un virus che attaccava principalmente gli anziani, o persone particolarmente vulnerabili perché con patologie pregresse. Questa letalità del virus stava quindi portando le strutture ospedaliere, impreparate a un gran numero di pazienti gravi e bisognosi di supporti respiratori, a compiere delle scelte difficili: a chi dare la precedenza nell’accesso alla terapia intensiva, a un paziente giovane o a uno anziano?

Ora che si moltiplicano le inchieste su cosa sia successo nelle residenze per anziani emergono responsabilità e omissioni che hanno sottovalutato l’emergenza lasciando esposti anziani e operatori sanitari. E fa luce su una realtà non sostenibile: solo il Pio Albergo Trivulzio, a Milano, ospita quasi mille anziani e lì da marzo a metà aprile sono morte almeno 143 persone per il covid-19. Un numero paragonabile sarebbe stato registrato, sempre a Milano, alla Fondazione don Gnocchi.

Situazioni simili sono in tutta Italia, dove accanto alle residenze sanitarie assistenziali, istituti convenzionati che accolgono anche persone non autosufficienti, si moltiplicano strutture private spesso gestite da personale non qualificato e non controllate.

  • 16 Apr 2020 16.59

Gli statunitensi in strada per protestare contro l’isolamento

Macchine in coda per protestare contro le misure d’isolamento a Lansing, la capitale del Michigan, il 15 aprile 2020. (Seth Herald, Reuters/Contrasto)

In molti stati americani il 15 aprile ci sono state proteste contro le misure di distanziamento sociale e il blocco delle attività economiche. “La manifestazione più grande si è tenuta a Lansing, la capitale del Michigan, dove migliaia di persone si sono messe in coda in macchina nei pressi del parlamento statale, suonando i clacson e sventolando bandiere statunitensi”, scrive il New York Times. La protesta è stata ribattezzata “operation gridlock”, operazione ingorgo.

A Frankfort, in Kentucky, decine di persone si sono avvicinate in macchina al governatore che stava tenendo una conferenza stampa, urlandogli contro dal finestrino. A Raleigh, in North Carolina, una donna è stata arrestata per aver partecipato a una protesta con altre cento persone, violando le misure imposte dal governatore.

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“Altre manifestazioni sono in programma in Texas, Oregon e Washington, mentre le conseguenze sanitarie ed economiche dell’epidemia continuano a peggiorare, con più di 28mila morti e almeno 16 milioni di persone rimaste senza lavoro. Le proteste dimostrano che nonostante i rischi sanitari e il parere degli esperti, molti lavoratori sono sempre più preoccupati per la perdita dei salari”.

Il New York Times ha intervistato Tyler Miller, un uomo di 39 anni che sta organizzando una protesta nello stato di Washington: “Voglio che le persone stiano al sicuro, ma voglio anche che le loro libertà siano rispettate”. Le sue parole richiamano un elemento che distingue gli Stati Uniti dalla maggior parte dei paesi occidentali, cioè l’dea che il distanziamento sociale imposto dallo stato sia di per sé una violazione dei diritti individuali e quindi della costituzione. Questo elemento, secondo gli esperti, spiega in parte perché il paese ha fatto fatica a limitare i contagi nei primi giorni dell’epidemia.

In Michigan gli slogan più ricorrenti erano “Vivi libero o muori”, “Riteniamo il nostro governatore non essenziale” e “Make Michigan Work Again”.

  • 16 Apr 2020 15.38

Il Senegal si distingue dal resto dell’Africa

Due morti e il 60,5 per cento di persone guarite. Le statistiche del Senegal, dove dal 2 marzo sono stati registrati 314 casi di covid-19, sono molto diverse da quelle del resto del mondo, scrive il settimanale panafricano Jeune Afrique. Fermo restando che i dati sono solo approssimazioni della realtà e che spesso non sono raccolti in modo omogeneo, il Senegal si distingue anche da altri paesi africani dove l’epidemia è cominciata più o meno negli stessi giorni: al 14 aprile il Marocco aveva registrato un 11 per cento di guarigioni, l’Algeria il 30 per cento, il Sudafrica il 18 per cento e il Camerun il 15 per cento. Il tasso di letalità senegalese è dello 0,64 per cento, mentre in Algeria è superiore al 15 per cento (in Italia è intorno al 10 per cento).

Non è chiaro quali siano le spiegazioni. Il governo di Dakar ha adottato misure di distanziamento sociale, ma non particolarmente severe: è in vigore un coprifuoco notturno, sono stati bloccati i voli aerei, sono vietate le manifestazioni pubbliche e sono stati chiusi mercati, luoghi di culto, scuole e università.

Confini chiusi
“Il Senegal ha avuto pochi casi gravi, che sono stati ricoverati piuttosto rapidamente. I loro contatti sono stati rintracciati e isolati”, spiega a Jeune Afrique Abdoulaye Bousso, direttore del centro per le operazioni di emergenza sanitaria del ministero della salute senegalese. La chiusura delle frontiere, in particolare, potrebbe aver contribuito a fermare la diffusione del virus visto che tutti i primi casi sono arrivati dall’estero e il 96 per cento dei contagi sono di persone che avevano avuto contatti con persone arrivate dall’estero, in particolare dalla Francia. A metà marzo alcuni giornali locali hanno alimentato una polemica chiedendosi se la Francia voleva “coronizzare” l’ex colonia.

Alcuni pazienti ricoverati negli ospedali stanno reagendo bene alla somministrazione di clorochina, un antimalarico molto diffuso in Africa, di cui però l’Organizzazione mondiale della sanità non ha certificato l’efficacia. “Non vediamo ancora la luce in fondo al tunnel”, dichiara Ousmane Faye, capo del dipartimento di virologia dell’Institut Pasteur di Dakar. Il tasso di guarigioni cresce, ma è stabile anche quello dei nuovi contagi, che ad aprile è stato di otto casi in media al giorno.

  • 16 Apr 2020 13.51

In Portogallo l’epidemia ha fatto meno danni di quanto si temeva

Mentre il nuovo coronavirus continua a diffondersi in Europa, il Portogallo si conferma un’eccezione, scrive Politico. Il paese ha un quarto degli abitanti rispetto alla Spagna, ma finora ha registrato solo 18mila casi, un decimo rispetto al vicino, e un tasso di mortalità tre volte più basso.

Eppure le condizioni di partenza sembravano suggerire che il Portogallo fosse uno dei paesi più a rischio in Europa. Ha la più alta percentuale di cittadini ultraottantenni dopo l’Italia, il più basso numero di posti in terapia intensiva (4,2 ogni 100mila abitanti) e un sistema sanitario fortemente indebolito dai tagli imposti durante la crisi del debito.

Nonostante molti portoghesi ringrazino la madonna di Fatima, a salvarli sembra essere stata soprattutto la loro posizione ai margini dell’Europa. Finora la regione più colpita è stata il nord, che oltre ad avere un più alto tasso di urbanizzazione e industrializzazione è anche quella tradizionalmente più legata alla Spagna, spiega Público. La teoria secondo cui i contagi sarebbero dovuti ad alcuni rappresentanti che avevano partecipato a una fiera in Piemonte non sembra trovare riscontro.

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L’isolamento geografico ha permesso alle autorità di guadagnare tempo e reagire più tempestivamente. In Portogallo i primi casi sono stati registrati il 2 marzo, un mese dopo rispetto a Spagna e Italia. Le misure d’isolamento sono state imposte il 18 marzo, quando nel paese i casi confermati erano solo 448. Roma e Madrid si sono mosse quando i contagi erano già diverse migliaia.

Il Portogallo inoltre ha un sistema amministrativo più centralizzato rispetto alla Spagna e all’Italia, dove molte competenze sono delegate alle regioni. Questo ha favorito una risposta più coordinata e coerente. Anche il clima politico più disteso ha aiutato: l’opposizione si è subito detta disposta a collaborare con il governo socialista di António Costa, mentre in Spagna la destra non ha mai rinunciato ad attaccare l’esecutivo. La decisione di concedere un permesso di soggiorno provvisorio a tutti gli immigrati in attesa di regolarizzazione, per consentire loro di accedere al sistema sanitario e agli aiuti d’emergenza, non ha provocato grandi polemiche, una cosa impensabile in Spagna e in Italia.

Secondo lo Spiegel un’altra possibile spiegazione è che in Portogallo molti anziani sono vaccinati contro la tubercolosi, un elemento che potrebbe essere correlato con un tasso d’infezione più basso.

Ma anche se il Portogallo riuscisse a superare relativamente indenne la pandemia, difficilmente potrà restare immune alle sue conseguenze economiche. Secondo il ministro delle finanze Mário Centeno il paese va verso una crisi cinque volte peggiore di quella dello scorso decennio, e potrebbero volerci due anni per tornare ai livelli del 2019. Il crollo del turismo sta colpendo in modo particolarmente duro Lisbona, che negli ultimi anni era diventata una delle città più visitate d’Europa. Anche per questo l’amministrazione cittadina ha deciso di rinunciare alla riscossione degli affitti delle case popolari fino a giugno, e ha istituito mense e alloggi per i poveri.

  • 16 Apr 2020 12.34

In Francia diecimila persone sono potute uscire dal carcere

Nell’ultimo mese il numero dei detenuti in Francia è passato da 72.400 a 62.477. Dal 16 marzo a oggi quasi diecimila persone hanno dunque beneficiato dei provvedimenti presi dal governo sia per arginare la diffusione del coronavirus negli istituti penali francesi sia per diminuire il loro sovraffollamento.

Il direttore dell’amministrazione penitenziaria Stéphane Bredin ha spiegato che: “L’impatto della crisi sui numeri delle detenzioni è stato molto elevato, la densità di popolazione è ormai vicina al 103 per cento, il tasso di sovrappopolazione è diminuito del 22 per cento”.

Il calo è dovuto a diversi fattori. Intanto, l’esecuzione delle condanne penali più brevi è stata posticipata, mentre la detenzione preventiva è stata applicata solo alle persone condannate per i crimini più gravi. Inoltre, è stata permessa la scarcerazione anticipata a chi aveva ancora due mesi di residuo pena, a chi era in custodia cautelare e a chi aveva particolari problemi di salute. La ministra della giustizia Nicole Belloubet ha spiegato che queste misure non si applicano a “terroristi, criminali pericolosi e condannati per violenze avvenute in famiglia”.

Anche in Italia sono state previste delle misure per diminuire il sovraffollamento nelle prigioni, ma dall’inizio dell’epidemia a oggi hanno potuto accedervi solo quattromila persone.

  • 16 Apr 2020 11.30

I test sierologici non sono ancora abbastanza affidabili

Si parla molto in questi giorni dei test sierologici che dovrebbero permettere di individuare le persone guarite e diventate immuni al nuovo coronavirus. Ma ci sono ancora molte incertezze riguardo all’affidabilità dei test e alla possibile immunità. L’Associazione italiana di epidemiologia (Aie), in un documento del 10 aprile indirizzato alle autorità sanitarie italiane, ha dichiarato che gli attuali test per rilevare gli anticorpi non danno certezze “a fini diagnostici individuali o per ‘certificati d’immunità’, dato che non c’è consenso circa il tipo di anticorpi che vengono identificati”.

Sapere quali e quante persone sono state davvero contagiate dal virus, visto che una buona percentuale può essere asintomatica, è indispensabile per avere un quadro più chiaro della situazione. Ma viste le incertezze sui test sierologici, l’Aie auspica prima un’indagine pilota per valutare la sensibilità e la specificità dei test.

Gli attuali esami sierologici possono dare falsi negativi (gli anticorpi non sono rilevati, ma in realtà sono presenti) e falsi positivi (gli anticorpi non ci sono, ma sono rilevati). Alcuni potrebbero non essere abbastanza specifici per il Sars-cov-2 e rilevare risposte immunitarie a infezioni di altri coronavirus, come quelli del raffreddore comune.

Infine, ancora non è certo che una passata infezione conferisca un’immunità né, se la conferisce, per quanto tempo. Alcuni pazienti, per esempio, potrebbero non sviluppare la quantità di anticorpi necessaria per acquisirla.

I centri sudcoreani per il controllo e la prevenzione delle malattie (Kcdc) hanno segnalato più di cento casi di persone dichiarate guarite (di solito dopo due test a distanza di 24 ore) e poi risultate di nuovo positive al tampone per il Sars-cov-2. Tuttavia è possibile, dicono i Kcdc, che potrebbe non trattarsi di reinfezioni, ma della riattivazione del virus, rimasto latente in alcune cellule del corpo. Un’altra spiegazione è la qualità dei test: esami non particolarmente sensibili potrebbero non rilevare la presenza del virus dando dei falsi negativi. Inoltre non è detto che la positività al test di una persona guarita implichi che la quantità di virus presente sia sufficiente a far sviluppare nuovamente la malattia.

  • 16 Apr 2020 11.05

La California aiuta anche gli immigrati senza documenti

In California gli immigrati senza documenti potranno richiedere un sussidio di 500 dollari per affrontare l’emergenza causata dal nuovo coronavirus. Lo ha annunciato il governatore Gavin Newsom il 15 aprile.

Si tratta di un provvedimento importante perché finora gli irregolari erano stati tagliati fuori dal programma di aiuti federale approvato dal congresso a marzo. E ovviamente non possono contare sui sussidi di disoccupazione.

Il sussidio sarà distribuito a circa 150mila dei 3 milioni di immigrati senza documenti che vivono nello stato, con un limite di mille dollari per nucleo familiare. Dei 125 milioni stanziati, 75 milioni arrivano dallo stato e 50 milioni da donatori privati. Il sussidio sarà distribuito a partire da maggio. “Ogni californiano, compresi i nostri amici e vicini che non hanno i documenti, devono sapere che lo stato li sosterrà durante la crisi”, ha detto Newsom.

Il Los Angeles Times spiega che questa misura fa parte del più generale piano di aiuti adottato dal governo statale per limitare le conseguenze economiche e sociali dell’epidemia. Ed è stata presa dopo che il governatore è stato criticato per non aver aiutato subito le persone in difficoltà. Solo a marzo in California 2,7 milioni di persone hanno chiesto il sussidio di disoccupazione.

Qui si può seguire l’andamento dell’epidemia in California:

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  • 16 Apr 2020 07.31

Le notizie di stamattina sul coronavirus

Scelte dalla redazione di Good Morning Italia

In pausa Il G20 ha congelato per un anno il debito dei paesi più poveri, liberando così 20 miliardi di dollari da spendere per combattere il coronavirus (Politico).

Epicentro Usa

Tutti contro Il presidente Donald Trump, fortemente criticato per la decisione di sospendere i fondi all’Oms per 60 giorni (Politico), ha affermato che gli Stati Uniti avrebbero superato il picco del contagio (Bbc).

Tragico bilancio 639.894 persone risultano positive al virus e 28.430 sono morte negli Usa (Johns Hopkins). A New York diventa obbligatorio usare maschere protettive negli spazi pubblici (Ap).

  • Il piano per riconnettere le città in quarantena (Nyt).

Un piano europeo

Exit strategy/1 La presidente della commissione Ue Ursula Von der Leyen punta sull’utilizzo del bilancio comunitario 2021-2027 come dello strumento per sostenere gli investimenti necessari per la ripartenza dell’economia europa (Politico). La strategia europea per uscire dalla pandemia sarà presentata al Consiglio europeo del 23 aprile (Euronews).

Exit strategy/2 Nell’immediato, Von der Leyen ha esortato gli Stati europei a una ripresa graduale delle attività e ad adottare misure di controllo come app di tracciamento su base volontaria (Il Sole 24 Ore).

Verso la ripresa La Germania allenterà le restrizioni a partire da inizio maggio, quando apriranno scuole e negozi, ma resteranno in vigore le misure di distanziamento sociale (Guardian). Il Belgio ha esteso la quarantena fino al 3 maggio (Politico), mentre nel Regno Unito potrebbe essere ugualmente estesa fino all’inizio di maggio (Ft).

  • Portogallo, l’eccezione europea al coronavirus (Politico).

Alla ricerca di una fase 2

Liberi tutti? La Lombardia ha chiesto al governo di riaprire le attività produttive a partire dal 4 maggio, a condizione che si rispettino “le 4 D”, cioè distanza di sicurezza, l’uso di dispositivi di protezione come le mascherine, digitalizzazione del lavoro dove possibile e test diagnostici (Corriere). Per il viceministro allo sviluppo economico Stefano Buffagni la riapertura sarebbe un “errore” (Repubblica), mentre il governo è critico perché ritiene che l’idea sia una mossa politica della Lega (Corriere).

  • “L’economia soffre, ma i dati ci dicono che è prematuro”, afferma il sindaco di Milano Giuseppe Sala (Repubblica).
  • 65 mila aziende hanno riaperto in tutta Italia, ma senza autorizzazioni, scrive il Corriere.

Indagine in corso La Guardia di finanza ha perquisito gli uffici della regione Lombardia nell’ambito delle indagini su come il Pio Albergo Trivulzio e altre Rsa hanno gestito l’emergenza coronavirus (Repubblica). Sotto esame tre delibere con cui l’ente ha deciso il trasferimento di pazienti ammalati di covid-19 nelle Rsa, le rette per le strutture e il divieto di visite dei parenti (Repubblica).

Test in corso Il commissario Domenico Arcuri ha ricevuto l’incarico dal governo di avviare la procedura pubblica per la ricerca e l’acquisto dei test sierologici per individuare potenziali immunizzati dal coronavirus (Ansa).

Curva in flessione Le persone attualmente positive al coronavirus sono 105.418, per un totale di 165.155 dall’inizio dell’epidemia. L’incremento nelle ultime 24 ore è stato dell’1,6 per cento. Calano per il dodicesimo giorno di seguito i ricoveri in terapia intensiva, pari a 3.079 pazienti (-107). In totale, sono morte 21.645 persone, con 578 decessi nell’ultimo giorno (Il Sole 24 Ore).

Questioni di palazzo

Tregua sul Mes “Non ha senso discutere ora di Mes”, ha dichiarato il presidente del consiglio Giuseppe Conte mediando tra le posizioni contrastanti del Pd, più aperto all’uso del Meccanismo europeo di stabilità, e la contrarietà del M5s (Corriere).

  • “Il fondo potrà essere usato anche per spese non sanitarie”, afferma il ministro francese per l’Economia Bruno Le Maire (La Stampa).

Agenda Il premier Conte terrà un’informativa alla Camera sul coronavirus martedì prossimo (Rai News). Il 24 aprile la camera voterà sull’autorizzazione allo scostamento di bilancio, necessario per dare il via libera al decreto di aprile. Il provvedimento include aiuti per i lavoratori domestici, risorse per gli enti locali, il turismo e le infrastrutture (Il Sole 24 Ore).

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