Ricordate la normalità, se potete. ricordate come all’alba di martedì New York sembrava normale, una delle solite belle mattine d’inizio settembre. Si erano aperti i seggi per un’elezione primaria, e se in qualche modo la giornata poteva sembrare insolita, era per questo motivo: la consapevolezza collettiva che la sera sarebbe stata piena di cifre. Tutte le innumerevoli abitudini e la routine che definiscono una città erano inalterate. Chiunque era sovrappensiero, ma nel modo che di solito chiamiamo innocenza.

Alle dieci e trenta del mattino tutto questo era finito. La Lower Manhattan era diventata una pallida ombra di se stessa, quasi una Pompei sotto l’impatto di un attacco terroristico che ha coinvolto due aerei di linea che si sono schiantati sul World Trade Center, facendo poi crollare le due torri gemelle. A Washington un terzo aereo si era abbattuto sul Pentagono. Il presidente per un po’ è scomparso, in fuga precipitosa con il suo aereo nel centro del paese, alla ricerca di sicurezza. Per tutti gli americani l’impensabile è diventato reale. Nel suo discorso serale George W. Bush ha dichiarato che quello dell’11 settembre è stato un giorno che non dimenticheremo mai. È stato, in effetti, uno di quei momenti in cui la storia si divide in due e noi parliamo di un “prima” e di un “dopo”. Mentre le scene delle esplosioni venivano ritrasmesse in televisione per tutto il giorno, lo shock si aggravava perché abbiamo cominciato a percepire la sofferenza che celavano le immagini provenienti da New York e Washington: le persone che lavoravano al World Trade Center, intrappolate nelle grate di vetro e acciaio che stavano crollando, e i passeggeri increduli a bordo del secondo aereo di linea mentre piombava sotto il fumo della torre nord, già in fiamme, e si lanciava contro la torre sud.

The Australian Australia: “Guerra del terrore. Distrutto il World Trade Center, bombardato il Pentagono. Bush promette di scovare gli autori dei più gravi attentati mai commessi”

La notte è stata piena di cifre, ma erano le cifre dei morti e dei feriti, un elenco ancora sorprendentemente incompleto e probabilmente destinato a restare tale ancora per molti giorni. Ogni routine, ogni abitudine che questa città conosceva, è andata in frantumi. Se un volo pieno di pendolari può essere trasformato in un missile da guerra, tutto è pericoloso. Se quattro aerei possono finire simultaneamente sotto il controllo di dirottatori suicidi, allora non potremo essere mai più abbastanza certi che qualsiasi progetto malintenzionato, per quanto irrazionale o abominevole, possa essere contrastato. Quasi tutti abbiamo avuto modo di chiederci come abbiano fatto i cittadini che hanno visto improvvisamente il loro paese in guerra e se stessi sotto attacco a incorniciare qualche ricordo della vita come era una volta. Oggi lo sappiamo. Ripensiamo all’alba dell’11 settembre attraverso colonne di fumo e di polvere, in strade sommerse sotto le macerie atomizzate dei grattacieli, e ci rendiamo conto che tutto è cambiato.

Abc, Spagna: “Il terrorismo islamico dichiara guerra all’Occidente. Migliaia di morti. Osama bin Laden, nemico pubblico numero uno degli Stati Uniti, è il principale sospettato”

Un odio incredibile

Per tutta la giornata i commentatori si sono soffermati sulla grande pianificazione che questa missione terrorista deve aver richiesto. Ma è altrettanto importante considerare il grande odio che è stato necessario per portarla a compimento. È un odio che travalica le convenzioni della guerra, che non conosce limiti, non rispetta nessun accordo. Ritenevamo che gli stessi eccessi di questi sentimenti li rendessero erratici, che instabilità e inefficienza fossero saldamente accoppiate.

Ma questo avveniva quando vivevamo sull’altra sponda della frattura della storia. ◆ nm

Al Hayat Regno Unito: “Aerei kamikaze lanciati sul Pentagono e sulle torri gemelle a New York. America in allerta. Bin Laden accusato di essere il mandante degli attentati”
Asahi Shimbun Giappone: “Attacco terroristico simultaneo negli Stati Uniti. Un’ondata di attentati con aerei dirottati ha devastato alcune zone di New York e di Washington”

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Questo articolo è uscito sul numero 403 di Internazionale, a pagina 6. Compra questo numero | Abbonati