Ci sono momenti in cui la gente ne ha abbastanza e reagisce. Uno di questi lo stiamo vivendo adesso, con le manifestazioni degli adolescenti statunitensi nauseati (e terrorizzati) dall’ultimo massacro compiuto da qualcuno che ha potuto facilmente procurarsi un’arma da guerra. I ragazzi ne hanno abbastanza. Ne hanno abbastanza delle vuote espressioni di solidarietà dopo ogni strage, come quella che il 14 febbraio ha provocato la morte di 17 persone in un liceo di Parkland, in Florida. Ne hanno abbastanza di vivere nel terrore che la prossima volta toccherà a loro. Ne hanno abbastanza di politici vigliacchi che s’inginocchiano davanti alla lobby delle armi da fuoco.

“Sono nata 13 mesi dopo Columbine”, ha dichiarato il 19 febbraio la studente Faith Ward, riferendosi al massacro del 1999 in una scuola di Littleton, in Colorado, agli inizi dell’ondata di stragi nelle scuole. Ward stava partecipando a una manifestazione contro le armi fuori dalla sua scuola di Plantation, in Florida. “Non conosco una realtà diversa da questa. E non ne posso più”. È presto per capire se questa rabbia andrà oltre la protesta episodica e si trasformerà in un movimento giovanile per chiedere più controlli sulle armi. Speriamo che sia così. Ancora una volta, è arrivato il momento che l’America ascolti i suoi figli. I giovani ragionevoli possono convincere i loro irragionevoli padri ad ascoltarli e ad agire di conseguenza. È successo durante la guerra del Vietnam, mezzo secolo fa. All’epoca i ragazzi avviarono un movimento che attraversò il paese e alla fine portò alla conclusione della fallimentare avventura militare statunitense.

Ogni movimento ha bisogno di un programma realistico. Un sistema di controlli più efficace su chiunque voglia acquistare un’arma potrebbe essere un inizio. Bisognerebbe anche ripristinare il bando sui fucili d’assalto. Perfino il presidente Donald Trump ha lasciato intendere che potrebbe intervenire. Ma è impossibile sapere se fa sul serio quando dice di essere disposto a valutare un rafforzamento dei controlli.

Se i giovani resteranno determinati, potrebbero non solo forzare la mano di Trump, ma anche spingere nella direzione giusta altri politici. A parte i massacri come quello di Parkland, i ragazzi sono esposti quotidianamente alla follia delle armi da fuoco. I dati sono spaventosi. A giugno la rivista Pediatrics ha riportato che le armi da fuoco uccidono negli Stati Uniti in media 25 ragazzi sotto i 17 anni ogni settimana.

I giovani manifestanti stanno mandando un messaggio chiaro: mettete giù le armi, siamo i vostri figli. Com’è possibile non ascoltare le loro voci angosciate? ◆ as

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Questo articolo è uscito sul numero 1244 di Internazionale, a pagina 15. Compra questo numero | Abbonati