Gli srilanchesi sono ancora sconvolti dagli attentati che il 21 aprile hanno devastato il paese. Mentre nelle strade è calato il silenzio, la popolazione cerca di fare i conti con la tragedia.
Un risvolto positivo è l’ondata di solidarietà arrivata dalle diverse comunità, che sono riuscite a mettere da parte le divergenze e a unirsi per il bene comune. Ed è il momento che anche i partiti politici facciano lo stesso. Il 22 aprile il ministro della salute Rajitha Senaratne, in passato ardente sostenitore del presidente Maithripala Sirisena, ha detto ai giornalisti che, da quando alla fine del 2018 è scoppiata la crisi costituzionale, il primo ministro Ranil Wickremesinghe non ha accesso agli incontri del consiglio per la sicurezza nazionale. Dai dettagli emersi sulla spaccatura tra la presidenza e il governo, Wickremesinghe non avrebbe partecipato agli incontri nemmeno nel giorno degli attentati.
Chi è stato eletto dai cittadini non può lasciarsi guidare dalla sete di potere
A prescindere dalle circostanze, una cosa è chiara: è arrivato il momento di mettere fine alla polarizzazione estrema che ha coinvolto ogni aspetto della vita del paese. Nello Sri Lanka la politica è sempre stata un elemento cruciale, che accende gli animi e spesso provoca lo scontro, ma ora è necessario che le alte sfere del paese si allontanino dalla forza corrosiva del confronto politico. La sicurezza, fondamentale per il benessere di tutti i cittadini, dovrebbe andare al di là della politica, e chi ha la responsabilità di garantirla dovrebbe poter lavorare indipendentemente dall’appartenenza di partito.
La politica non può essere il motivo per cui lo Sri Lanka è più vulnerabile al terrorismo. Gli srilanchesi non possono permetterlo, soprattutto considerando il prezzo già pagato per una guerra civile durata quasi trent’anni. Anche dopo la fine del conflitto, nel 2009, ci sono stati attentati sporadici che hanno alimentato il timore di esplosioni di violenza contro le minoranze etniche e religiose. La legge esiste per proteggere tutte le persone e i loro diritti, e avrebbe dovuto essere applicata meglio.
Se davvero erano disponibili informazioni su attacchi imminenti, la minaccia avrebbe dovuto cancellare qualsiasi divisione politica.
Fuori controllo
I rappresentanti del popolo sono eletti per proteggerlo e non possono lasciarsi guidare dalla sete di potere. L’aspetto più spaventoso degli attentati è che hanno causato danni enormi. È fondamentale che il governo faccia ordine nell’esercito, nella polizia e nei servizi segreti imponendo una catena di comando chiara al di là delle confuse considerazioni di partito. I responsabili degli attentati devono essere identificati al più presto. Lo Sri Lanka ha appena cominciato a dipanare la matassa che ha reso possibile questa tragedia. Non si può andare avanti con il tiro alla fune tra i leader dei diversi partiti per il controllo di istituzioni cruciali, finanziate con fondi pubblici e create per proteggere i cittadini. Il fatto che ci sia bisogno di scriverlo dimostra fino a che punto la politica in Sri Lanka sia ormai fuori controllo.
Oggi è il giorno del lutto, non solo perché lo ha stabilito il governo ma perché gli srilanchesi devono unirsi per trovare il modo di andare avanti. Il governo deve far parte di questo processo, possibilmente guidandolo e indicando la rotta. ◆ as
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Questo articolo è uscito sul numero 1304 di Internazionale, a pagina 14. Compra questo numero | Abbonati