Il libretto di questo cd sottolinea una cosa interessante sulle otto “grandi suite” per clavicembalo di Händel: quando furono pubblicate nel 1720 suscitarono enorme ammirazione in tutta Europa, poi finirono sempre più dimenticate perché considerate inferiori a quelle di Bach. Anche Pierre Hantaï le trascurava, poi incontrò Svjatoslav Richter, che dopo aver saputo che era un clavicembalista gli chiese subito: “Lei suona Händel?”. Ringraziamo il grande pianista per avere portato uno dei massimi clavicembalisti del mondo a farci scoprire la sua interpretazione delle prime quattro suite, che dipendono moltissimo dalla capacità dell’esecutore di cogliere la loro grandezza e usare tutte le risorse dello strumento per farcela sentire. Hantaï ci riesce splendidamente. L’esecuzione è nitida, ragionata e piena di vivaci piccoli trilli e mordenti, variazioni ritmiche e arpeggi. Sono molto efficaci nei passaggi più tranquilli, ma anche nei momenti più estroversi, che diventano ricchissimi di slancio e peso sonoro.
Lindsay Kemp, Gramophone
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Questo articolo è uscito sul numero 1426 di Internazionale, a pagina 90. Compra questo numero | Abbonati