◆ La crisi climatica sta causando asimmetrie tra l’ambiente e la fenologia degli animali, cioè le loro fasi stagionali. Un esempio è la nascita dei cuccioli in primavera, che non coincide più con il risveglio vegetativo. Un altro esempio è la lepre artica, che cambia pelliccia, bianca o bruna, a seconda delle stagioni. Si è scoperto che nello Yukon, in Alaska, le lepri diventano sempre più spesso bianche quando ancora non è caduta la neve. Probabilmente regolano l’acquisizione del mantello invernale con le ore di luce, che dipendono da fattori astronomici, non climatici. In questo modo, però, perdono la capacità di mimetizzarsi con l’ambiente circostante e rischiano di essere individuate dai predatori.

Tuttavia, a sorpresa, uno studio preliminare ha rilevato che le lepri con la pelliccia invernale, bianca, hanno una mortalità più bassa. I ricercatori non si aspettavano che queste lepri, che spiccano nel paesaggio autunnale, fossero avvantaggiate rispetto a quelle brune, ben mimetizzate. Ma osservando il comportamento delle lepri hanno scoperto che quelle bianche dedicano meno tempo a nutrirsi e quindi si espongono meno alla minaccia dei predatori. La pelliccia invernale permette infatti di ridurre il dispendio energetico e di conseguenza la necessità di cercare cibo. Il vantaggio, però, si manifesta solo nelle giornate fredde. Per questo le lepri che cambiano troppo presto il mantello potrebbero trovarsi in pericolo e avere un beneficio solo temporaneo, conclude New Scientist.

Questo articolo è uscito sul numero 1432 di Internazionale, a pagina 106. Compra questo numero | Abbonati