◆ Il settore alimentare della carne e del latte continua a produrre grandi quantità di gas serra, aggravando la crisi climatica. Per esempio, nel 2020 la catena di fast food McDonald’s ha prodotto più gas serra di molti paesi europei, scrive il Guardian. Un altro dato: le emissioni delle venti maggiori aziende di carne e latticini dell’Unione europea, del Regno Unito e della Svizzera equivalgono a più della metà di quelle totali dell’Italia. Lo si legge nel rapporto Emissions impossible Europe dell’Istituto per le politiche agricole e commerciali (Iatp) di Minneapolis, presentato su Le Monde. In particolare, gli allevamenti di bovini rappresentano un serio problema, a causa del metano prodotto dagli animali. Altri aspetti negativi sono il consumo di acqua e di superficie agricola, anche per produrre mangimi.

McDonald’s, prosegue il Guardian, ha più volte annunciato piani di sostenibilità, affermando per esempio di voler ridurre del 36 per cento le emissioni dei suoi ristoranti e dei suoi uffici entro il 2030. L’obiettivo è però considerato insufficiente da molti ricercatori, dato che la maggior parte delle emissioni è prodotta negli allevamenti. Anche il rapporto sull’industria europea dello Iatp di Minneapolis denuncia il problema. Delle venti grandi aziende citate, solo tre (Nestlé, FrieslandCampina e Abp) hanno annunciato piani per ridurre le emissioni di gas serra nell’intera filiera. In altri casi le aziende non riportano neanche le loro emissioni.

Questo articolo è uscito sul numero 1440 di Internazionale, a pagina 105. Compra questo numero | Abbonati