Quando i primi bianchi arrivarono nella valle di Owens, in California, era abitata dai nativi paiute, un nome che significa “terra di acqua che scorre”. Nel 1860 i coloni e i soldati, attirati dalla fiorente attività mineraria e dal terreno acquitrinoso della valle, scacciarono ferocemente i paiute e i loro alleati shoshone. Nel farlo, si appropriarono di quasi cento chilometri quadrati d’intricati sistemi d’irrigazione costruiti e gestiti dai nativi.

Oggi un terzo dell’acqua di Los Angeles arriva dalla valle di Owens, una striscia di deserto e praterie, di 121 chilometri, circondata dalla Sierra Nevada a ovest e dalle White mountains a est. All’inizio del novecento Los Angeles era una polverosa cittadina costiera di quindicimila abitanti, che aveva bisogno di acqua. Dal 1907 al 1913, durante la presidenza di Theodore Roosevelt, l’ingegnere William Mulholland diresse i lavori per costruire un acquedotto lungo 375 chilometri. La complessità di quest’opera, che fu paragonata a quella del canale di Panamá, trasformò gran parte della valle di Owens in un deserto desolato e arido, e il bacino di Los Angeles in un’oasi artificiale. Negli anni venti era stata deviata tanta acqua che l’agricoltura diventò impraticabile, causando la rovina economica della valle. Nel 1924 il lago Owens era completamente prosciugato. Gli agricoltori e i proprietari di ranch si ribellarono, facendo esplodere con la dinamite una parte dell’acquedotto. L’episodio diede il via a una serie di conflitti, conosciuti come “guerre dell’acqua”. Nel 1927, l’Inyo county bank, che gestiva risparmi e commerci della popolazione locale, andò in bancarotta, causando la fine di questa resistenza. Nel 1928, il dipartimento per l’acqua e l’energia di Los Angeles (Ladwp) possedeva il 90 per cento dell’acqua della valle di Owens, ma i fabbisogni idrici della metropoli continuavano a crescere. Così nel 1941 il dipartimento si assicurò anche i diritti di sfruttamento del lago Mono, a nord della valle.

Oggi i venti che scendono dalle montagne sollevano i solfati e le particelle tossiche presenti sul fondo del lago Owens, creando violente tempeste di sabbia che causano gravi problemi di salute agli abitanti della valle. Il manto nevoso della Sierra Nevada fornisce più della metà dell’acqua dolce della California, ma rischia di ridursi del 60 per cento entro la fine del secolo, se il riscaldamento globale continuerà al ritmo attuale. Intanto la persistente siccità che sta colpendo la California sta prosciugando le riserve idriche del più popoloso stato americano. ◆

Due dei 29 silos che ricordano la passata attività agricola nella valle. Il dipartimento per l’acqua e l’energia di Los Angeles (Ladwp), fondato nel 1902 per fornire acqua alla città, voleva demolirli per eliminare le tracce del passato agricolo della zona
Un bacino d’acqua a Bishop, una città della valle
Rusty McKinley, pastore della chiesa battista Calvary, a Bishop. Secondo McKinley il dipartimento per l’acqua è un male necessario: “Penso che l’ente non dovrebbe possedere terreni, ma molti campi qui sono suoi, credo siano dodicimila ettari. Ha reso difficile la nostra vita, ma come noi abbiamo bisogno di acqua, ne hanno bisogno anche gli abitanti di Los Angeles”
Il lago Diaz a Lone Pine, un’altra città della valle
Sage Andrew Romero, 42 anni, fa parte della tribù paiute Taos Pueblo. Vive nella riserva di Big Pine, che conta cinquecento abitanti, e dirige l’associazione AkaMya culture group
Un incendio scoppiato vicino a Bishop nel febbraio 2022, in una stagione in cui questi fenomeni sono rari
Nel centro di Bishop
Nella Death valley

Daria Addabbo è nata nel 1979 a Roma, dove attualmente vive e lavora.

Questo articolo è uscito sul numero 1463 di Internazionale, a pagina 70. Compra questo numero | Abbonati