Il Regno Unito sta attraversando la più grande ondata di scioperi dagli anni novanta. Dopo le agitazioni che hanno bloccato il traffico ferroviario e la metropolitana di Londra la settimana precedente, il 21 agosto i lavoratori del porto di Felixstowe, da cui passa quasi la metà delle importazioni britanniche, hanno cominciato una settimana di stop. Queste azioni, a cui si aggiunge una lunga serie di proteste in altri settori, sono motivate dal crollo del potere d’acquisto dovuto all’inflazione, che ha superato il 10 per cento e potrebbe arrivare al 18 nei prossimi mesi. Il problema riguarda tutti i paesi europei, ma nel Regno Unito la situazione è particolarmente grave perché le privatizzazioni e la scarsa sindacalizzazione hanno ridotto il potere contrattuale dei lavoratori e i salari sono praticamente fermi da anni. Si preannuncia un autunno decisamente teso, soprattutto se a vincere la sfida per sostituire Boris Johnson alla guida del governo sarà Liz Truss, sotto accusa per aver definito “scansafatiche” i lavoratori britannici. ◆

Questo articolo è uscito sul numero 1475 di Internazionale, a pagina 18. Compra questo numero | Abbonati