Karen Minasyan, Afp/Getty

È di almeno cento morti il bilancio dei combattimenti tra l’esercito azero e quello armeno nei pressi del Nagorno Karabakh, la regione che i due paesi si contendono da trent’anni. Gli scontri, avvenuti tra il 12 e il 13 settembre, sono i più gravi dal conflitto del 2020, che si concluse con un cessate il fuoco garantito dalla Russia e sancì di fatto la vittoria militare di Baku, con ampie concessioni territoriali da parte di Erevan. Questa volta i due paesi si accusano a vicenda: l’Armenia, che ha perso 49 soldati, sostiene che gli azeri hanno bombardato il suo territorio ( nella foto ), mentre l’Azerbaigian, che pure denuncia 50 vittime, ha parlato di provocazioni armene. Per ora la situazione è stata risolta con un nuovo cessate il fuoco negoziato con Mosca, alleata militare degli armeni, ma la tensione resta alta. Secondo il sito ucraino Gordon, la Turchia, protettrice dell’Azerbaigian, ha osservato le difficoltà dell’esercito russo in Ucraina e ha deciso che era il momento buono per attaccare.

Questo articolo è uscito sul numero 1478 di Internazionale, a pagina 32. Compra questo numero | Abbonati