Nel suo nuovo romanzo, David Diop immagina una parte segreta della vita del botanico Michel Adanson (1727-1806), a cui ha dedicato gran parte del suo lavoro accademico negli ultimi anni. Secondo Diop, Adanson mostrò una reale affinità con il Senegal, rara per un uomo del suo tempo. E, soprattutto, una straordinaria capacità di andare oltre i pregiudizi. Piangeva ogni volta che ascoltava Orfeo e Euridice di Glück. Diop usa questo fatto come punto di partenza per La porta del non ritorno. Immagina che, come Orfeo, che dovette abbandonare la donna amata e passare il resto della vita a cantare della sua perdita, il botanico abbia avuto una storia d’amore con una donna in Senegal. Intorno al 1750, quando la tratta degli schiavi era al suo apice, nessuno faceva mai ritorno dall’isola di Gorée. Per questo motivo i senegalesi soprannominarono il suo porto, da cui salpavano le navi negriere, “la porta del viaggio di non ritorno”. Diop mette tutta la sua conoscenza al servizio di una bellissima storia d’amore tra un illuminista francese e una senegalese libera e forte.
Florence Bouchy, Le Monde

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Questo articolo è uscito sul numero 1510 di Internazionale, a pagina 80. Compra questo numero | Abbonati