Se il governo australiano non finanzierà più il programma umanitario della Papua Nuova Guinea, allora Port Moresby spedirà in Australia i rifugiati e i richiedenti asilo che ospita da dieci anni per conto di Canberra. Il governo papuano accusa l’Australia di aver smesso di pagare le spese per settanta persone, quasi tutte con lo status di rifugiato, e di non voler assumersene la responsabilità. Per anni la Papua Nuova Guinea ha ospitato sull’isola di Manus un centro di detenzione per i migranti che cercavano di raggiungere le coste australiane via mare. Intercettati dalla guardia costiera australiana, erano dirottati nel centro papuano, finanziato da Canberra. L’accordo tra i due paesi è scaduto nel dicembre 2021, ma 140 rifugiati e dieci richiedenti asilo sono rimasti in Papua Nuova Guinea. L’Australia, scrive il Guardian, ha quindi firmato un accordo confidenziale con cui s’impegnava a pagare a Port Moresby una somma ignota per “servizi di welfare” ai profughi che dovevano essere ricollocati in Canada e negli Stati Uniti. I tempi si sono allungati perché i due paesi nordamericani richiedono il certificato di vaccinazione contro il covid-19, e dal 2022 il governo australiano ha interrotto i pagamenti.

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Questo articolo è uscito sul numero 1533 di Internazionale, a pagina 42. Compra questo numero | Abbonati