Immagino la letteratura di Eduardo Halfon come una scatola di domino: ogni partita è unica ma solo parzialmente diversa dalle altre perché si gioca sempre con le stesse tessere. In un certo senso, nessuna tessera è indispensabile per l’assetto delle altre, ma i loro valori e i loro silenzi definiscono l’andamento del gioco.Quanta verità si nasconde nei libri dello scrittore guatemalteco? Dipende da chi li legge. Canción racconta una storia precedente alla stessa esistenza dell’autore e perfino del narratore. Il libro descrive il sequestro subìto da Eduardo Halfon – un altro Eduardo Halfon – il nonno libanese del protagonista, nel 1967, per mano della guerriglia guatemalteca. Questo evento segnò l’inizio di una persecuzione violenta che avrebbe finito per espellere la famiglia Halfon dal Guatemala nel 1981, proprio il giorno del decimo compleanno dello scrittore: episodio su cui si fonda il mito originario del suo progetto narrativo. L’autore ci offre una provocazione già nel titolo: Canción è il soprannome di uno dei sequestratori del nonno, un guerrigliero caritatevole che in poche pagine dimostra come anche i carnefici siano vittime dei propri contesti. Questo dato ci viene rivelato nelle prime pagine e ci fa credere che la storia seguirà quella direzione. Tuttavia, avanzando nella lettura, si capisce presto che Halfon non racconta la storia suggerita dal titolo né quella che il lettore più pigro si aspetterebbe.
Pablo Berthely Araiza, Revista de la Universidad de México
Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it
Questo articolo è uscito sul numero 1658 di Internazionale, a pagina 88. Compra questo numero | Abbonati