Nella storia di Israele nessun governo si era spinto così lontano come quello di Benjamin Netanyahu. La distruzione dell’ordine multilaterale orchestrata dal presidente statunitense Donald Trump, suo protettore e alleato, gli ha dato la copertura di cui aveva bisogno per allontanarsi da ogni parvenza di legalità, espellere le istituzioni delle Nazioni Unite, neutralizzare le ong, snobbare l’Unione europea e agire senza freni, consapevole che nessuno cercherà di moderarne gli eccessi, nemmeno timidamente, come facevano gli Stati Uniti un tempo. Netanyahu ha colto l’occasione per scatenare l’estremismo israeliano senza pudore.
Dopo aver spinto Trump ad aderire alla sua avventata decisione di attaccare l’Iran e di assassinarne il leader, ora il premier israeliano si è concentrato sull’invasione del vicino Libano. L’operazione è presentata come una risposta alla provocazione di Hezbollah con i suoi lanci di razzi contro Israele. Ma le ambizioni di Netanyahu sono apertamente annessionistiche, senza alcuna considerazione per la sovranità del Libano, della carta delle Nazioni Unite e soprattutto della popolazione libanese, nell’ennesima ripetizione di più di 40 anni di invasioni, bombardamenti e massacri.
Israele vuole espellere tutta la popolazione a sud del fiume Litani, distruggere i villaggi e svuotare il territorio, lasciandolo a disposizione delle mire espansionistiche del sionismo estremista come se fosse sotto la sua sovranità. Il suo obiettivo è replicare il modello di occupazione e distruzione di Gaza, proprio come sta facendo in Cisgiordania, per mano del terrorismo impunito dei coloni.
Il 30 marzo il parlamento israeliano ha approvato la pena di morte per impiccagione per i colpevoli di omicidio “con il fine di negare l’esistenza dello stato di Israele”. La nuova legge, evidentemente, è stata concepita con l’esplicita intenzione di mettere a morte i terroristi palestinesi e risparmiare i terroristi israeliani.
Questa insensata iniziativa legale, che ha provocato l’indignazione formale dell’Unione europea, è un disonore per Israele. Il suo futuro dipende dai giudici della corte suprema, l’unica istituzione che può ancora opporsi alla deriva autoritaria e che, per questo motivo, Netanyahu vuole sottomettere al proprio controllo. ◆ as
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Questo articolo è uscito sul numero 1659 di Internazionale, a pagina 17. Compra questo numero | Abbonati