David Uclés (nato nel 1990 a Ubeda, nel sud della Spagna) firma un romanzo ampio, ambizioso e potenzialmente capace di animare un bel dibattito pubblico. Se si leggono la quarta di copertina o il materiale stampa diffuso dalla casa editrice spagnola, la proposta di Uclés appare quasi aliena in termini generazionali. La penisola delle case vuote è una “storia totale della guerra civile spagnola”: settecento pagine frutto di quindici anni di lavoro (cominciato quando l’autore aveva diciannove anni), costruite attorno a una saga familiare e attraversate da elementi di “realismo magico” (sic). Déjà-vu un po’ invecchiati o ritorno al “romanzo romanzo”? Dipende: se la descrizione vi attira, il libro vi piacerà moltissimo. E giustamente. Se invece le parole dell’editore vi suscitano forti riserve, lasciatelo perdere per le stesse ragioni. Però vi avviso: ci sono altre possibilità. In linea di principio, io non ero il lettore ideale. E infatti, all’inizio, la prosa di Uclés sembrava confermare questo mio disallineamento. È una scrittura impeccabile, sia chiaro, ma richiama riferimenti di cui non sento particolare nostalgia.
Tuttavia, la scrittura di Uclés (minuziosa, esaustiva, coerente fino all’ossessione) allinea perfettamente stile, sfondo storico e morale e archi narrativi. All’improvviso, dentro la gravità tragica del tema, compaiono dettagli giocosi o caldi, come per esempio gli interventi rivolti direttamente al lettore. Parallelamente, le numerose citazioni di scrittori, testimoni e storici si depositano nel testo con perfetto equilibrio. E soprattutto, la sorte dei personaggi ci sta davvero a cuore. Così, poco a poco, La penisola delle case vuote si conquista la mia gratitudine e, per vie impreviste, dimostra anche una sua contemporaneità. Per evitare che il dramma diventi qualcosa di troppo distante, troppo chiuso, il registro metaforico si alterna a un tono orale, di intima complicità con il lettore e con i suoi personaggi. Detto questo, forse la domanda che dovremmo farci è: cosa aggiunge un autore nato nel 1990 alla tradizione narrativa sulla guerra civile spagnola? Una possibile risposta è che ci offre uno sguardo davvero nuovo. Senza autori che sanno rischiare, come fa David Uclés, recensire libri sarebbe un lavoro molto meno divertente. Nadal Suau, El País
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Questo articolo è uscito sul numero 1661 di Internazionale, a pagina 90. Compra questo numero | Abbonati