Dal 2013 i bulgari erano in cerca di un partito in grado di spodestare il conservatore e populista Bojko Borisov, per anni padrone del paese. Spesso i voti contro di lui erano il doppio di quelli per il suo partito, il Gerb, ma si erano sempre dispersi tra le varie formazioni dell’opposizione.

Fino al 2021 gli elettori avevano cercato di cacciare Borisov votando i socialisti del Bsp, chiaramente una scelta di compromesso. Poi, nel luglio 2021, era stata la volta dei populisti dell’Itn (C’è un popolo così), del cantante Slavi Trifonov, che però non era riuscito a formare un governo. Poco dopo era arrivato il Pp (Continuiamo il cambiamento), che aveva ottenuto una vittoria più chiara ed era perfino riuscito a mettere insieme un governo di coalizione, il primo in dieci anni senza Borisov. Ma Trifonov lo ha fatto cadere, dando l’impressione di aver agito su commissione e rivelando la natura clientelare del suo progetto politico, al servizio di Borisov.

Nei dieci anni in cui Borisov è stato premier si è assistito alla nascita, evidentemente orchestrata dal potere, di partiti sempre nuovi, con il compito di disperdere i voti dell’opposizione o di sostenere il Gerb, nel caso fossero riusciti a superare la soglia di sbarramento. Al potere Borisov e i suoi avevano accumulato sufficienti risorse per comprare interi partiti.

Tuttavia, di recente è apparso un partito che gode di un vero consenso e che ha sconfitto nettamente il Gerb alle elezioni del 19 aprile, le ottave in cinque anni. Si tratta di Bulgaria progressista, dell’ex presidente Rumen Radev. Anche in questo caso molti dei voti ottenuti sono stati contro Borisov più che per Radev, il quale è un ammiratore del presidente russo Vladimir Putin e, molto probabilmente, vorrebbe fare della Bulgaria il “cavallo di Troia della Russia nell’Unione europea”.

Così, la repulsione per Borisov, che ha trasformato lo stato bulgaro in una democrazia di facciata, ha prodotto un parlamento con una maggioranza filorussa. E questo non rispecchia i veri rapporti di forza nella società. Finora i sostenitori di Mosca erano circa un terzo dei deputati. Ma pur di cacciare Borisov quasi il 45 per cento dei bulgari ha votato per Radev. Molti resteranno delusi, ma non ci saranno nuove elezioni a breve.

Molto presto si capirà se Bulgaria progressista riuscirà a far tramontare definitivamente l’era Borisov e con chi si coalizzerà Radev. Tutto fa pensare che potrebbe seguire le orme del sovranista ungherese Viktor Orbán, alleandosi con il nazionalista slovacco Robert Fico. E che si limiterà a sostituire Borisov, senza demolire il suo sistema di potere. ◆ ab

Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it

Questo articolo è uscito sul numero 1662 di Internazionale, a pagina 28. Compra questo numero | Abbonati