Tangeri, Marocco (Abdel Majid Bziouat, Afp/Getty)

Da anni il Marocco è la destinazione di cospicui investimenti provenienti dalla Cina. Il motivo è che nel paese nordafricano Pechino ha individuato il posto giusto per costruire un avamposto verso il ricco mercato dell’Unione europea, evitando i dazi imposti da Bruxelles sulle importazioni cinesi. La città portuale di Tangeri, scrive il Financial Times, ospita una grande zona industriale in cui si concentrano aziende che fabbricano componenti per le auto elettriche cinesi destinate all’Europa. Le autorità europee sono allarmate, perché vedono negli investimenti cinesi un mezzo efficace per mettere in ginocchio l’industria continentale. E hanno già cominciato a prendere qualche provvedimento: nel 2025, per esempio, la Commissione europea ha stabilito che i cerchioni in alluminio inviati via mare dal Marocco ricevono “aiuti in modo scorretto” da Rabat e da Pechino. Per Bruxelles, sottolinea il quotidiano britannico, “è tuttavia molto difficile distinguere tra i tentativi di aggirare i dazi e una genuina collaborazione industriale tra Cina e Marocco. L’Unione europea ha imposto tariffe fino al 45 per cento sulle auto elettriche cinesi. Ma uno studio dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) ha dimostrato che le sovvenzioni di Pechino alle aziende cinesi superano da tre a otto volte quelle concesse nei paesi occidentali, spesso usando forme di credito molto difficili da individuare come sussidi e contro le quali non è semplice prendere contromisure”. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1669 di Internazionale, a pagina 100. Compra questo numero | Abbonati