◆ A circa un’ora di strada dai grattacieli e dalle isole artificiali di Dubai, un mare di sabbia rossastra lambisce i monti Al Hajar. Con i suoi 412 metri, il Jabal al Fayah è la vetta più alta. I rilievi funzionano come una barriera per la sabbia trasportata dal vento. L’ossidazione dei minerali ferrosi conferisce alle dune la loro caratteristica tonalità.
Le rocce più scure a est sono tra gli affioramenti più vasti dell’antica litosfera oceanica, lo strato esterno della Terra che include la crosta e il mantello superiore.
Le creste del Jabal al Fayah sono invece costituite da rocce calcaree marine che si sono depositate tra il tardo cretaceo e la prima metà del paleocene, quando la regione era sommersa. Di solito queste rocce si formano lungo i margini dei continenti in acque calde e poco profonde con l’accumulo del carbonato di calcio contenuto nei gusci e negli scheletri delle creature marine. In diversi punti della catena si possono vedere frammenti di corallo e fossili di invertebrati marini.
Sulle alture e nella zona circostante sono state trovate decine di siti contenenti lame, asce e altri strumenti di pietra. Alcuni sembrano essere stati occupati in modo intermittente a partire da 210mila anni fa, un periodo in cui l’Homo sapiens stava cominciando a spostarsi fuori dall’Africa, e sono tra i segni più antichi della presenza umana nella Penisola arabica.–Nasa
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Questo articolo è uscito sul numero 1669 di Internazionale, a pagina 105. Compra questo numero | Abbonati