“Esto no va más”, non può continuare così, ha detto Edy, un tassista cubano che accompagnava il fotografo Giancarlo Ceraudo in giro per L’Avana nel maggio 2026. Ceraudo ha lavorato per venticinque anni in America Latina. Non tornava a Cuba dal 2018 e ha trovato un contesto molto diverso. “Ci sono sempre state difficoltà economiche e sociali, ma questa volta ho trovato un paese sotto shock”, racconta. Nelle sue immagini si è concentrato sulla vita quotidiana di chi deve affrontare la carenza di cibo, medicine e carburante. Ci sono interruzioni di corrente elettrica che in alcune zone durano fino a ventidue ore al giorno, causando la paralisi della maggior parte delle attività. “Alcune strade dell’Avana ricordano il periodo del covid. Sono deserte. I turisti sono scomparsi quasi del tutto. Il caldo tiene le persone in casa, dove però non possono accendere i ventilatori. La sera c’è qualcuno in più, ma è così buio che non si riesce a vedere quasi nulla”, continua il fotografo.
Le interruzioni di elettricità sono peggiorate con il blocco delle forniture di petrolio venezuelano dopo che gli Stati Uniti hanno catturato il presidente del Venezuela Nicolás Maduro. Negli ultimi anni l’inasprimento delle sanzioni economiche imposte dagli Stati Uniti ha contribuito a un forte deterioramento delle condizioni di vita sull’isola. Le Nazioni Unite temono una crisi umanitaria.
“Questo è il mio ultimo viaggio. Con i soldi che mi stai dando non saprei comunque dove andare a prendere la benzina per continuare a lavorare”, ha detto Edy quando ha salutato Ceraudo. ◆
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Questo articolo è uscito sul numero 1669 di Internazionale, a pagina 66. Compra questo numero | Abbonati