La voce narrante qui è principalmente quella di Ella Camposanto, una scrittrice divorziata che va in Sicilia insieme alla figlia dodicenne Manuela mentre lavora a un nuovo libro. La bambina chiede alla madre se il prossimo romanzo potrà avere una struttura semplice, con un principio, una metà e una fine. Considerando che i libri della scrittrice – molto “alla Luiselli”, fatti di collage di poesia, fotografia e materiali eterogenei – tendono a sfuggire alle forme tradizionali, sembra una richiesta difficile da soddisfare. Eppure questo romanzo in gran parte ci riuscirà. Madre e figlia devono restituire un piccolo mosaico raffigurante il dio Proteo alla villa antica da cui la nonna di Ella potrebbe averlo sottratto. Intanto l’Etna è in eruzione e minaccia di provocare incendi. Ma l’esistenza di una missione e di un pericolo concreto non costringe Luiselli in una struttura narrativa convenzionale. La narrazione intreccia infatti testi dell’antichità greca e romana per interrogarsi sulla natura instabile dell’essere umano. Proteo, divinità del mare in perpetua trasformazione, è una figura centrale; altrettanto importanti sono le Metamorfosi di Ovidio e gli scritti di Plinio il Giovane dedicati all’eruzione del Vesuvio. Luiselli, scrittrice messicano-statunitense, ha fatto dello sradicamento il suo grande tema. Il cambiamento di scenario non modifica la sua riflessione; al contrario, rafforza la sua idea che le migrazioni siano un’occasione per ripensare le nostre identità e le nostre relazioni.
Kirkus Reviews

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Questo articolo è uscito sul numero 1669 di Internazionale, a pagina 82. Compra questo numero | Abbonati