Questo romanzo si apre con una scena domestica perfetta, immersa nell’atmosfera dorata di un’estate della metà degli anni settanta. Ellis Samuelson, il figlio più dolce e intelligente che dei genitori possano desiderare, si è appena diplomato e parte per un viaggio in auto di una settimana con alcuni amici. I primi segnali di qualcosa che non va arrivano quando gli amici tornano a casa e dicono che Ellis ha deciso di restare via ancora qualche giorno. A quanto pare ha conosciuto una ragazza su una spiaggia vicino a Santa Cruz. Passa altro tempo. Ellis non si presenta al lavoro come animatore in un campeggio, ma alcune cartoline suggeriscono che si stia divertendo lavorando in una gelateria. “Sono felicissimo qui”, scrive. “Quindi non preoccupatevi”. Sib, la madre, non è convinta. Quando scopre che Ellis si è stabilito in un posto chiamato Bug Hollow, fa salire tutti sul furgoncino Volkswagen di famiglia, cane compreso, e parte per riportare a casa il figlio ribelle. Nelle pagine successive Huneven riesce a farci sentire a nostro agio per poi scuoterci violentemente, anni dopo o a migliaia di chilometri di distanza. La famiglia che all’inizio sembrava così compatta e autosufficiente lascia spazio a vicende individuali che si sfiorano e si scontrano secondo traiettorie oblique. Non è disorientante, è illuminante.
Ron Charles, The Washington Post

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Questo articolo è uscito sul numero 1669 di Internazionale, a pagina 82. Compra questo numero | Abbonati