Ho conosciuto Marcelo Frota, il cantautore brasiliano residente a Londra noto come MOMO., mentre scrivevo il materiale promozionale per il suo primo album pubblicato fuori dal Brasile, Gira. Il disco era stato scelto dalla rivista Mojo come uno dei dieci migliori album di musica globale del 2024. Il suo ottavo album, Tum Tum Tum, è uscito il 19 giugno. Ho rivisto MOMO. di recente, al suo ritorno da una vacanza in famiglia a Fortaleza, nel nordest del Brasile. Gli ho chiesto del viaggio di ritorno in Brasile. Era da due anni che non andava in Brasile, e da quindici che non visitava il Nordeste. “Fortaleza è la città dove mio padre è tornato a vivere dopo che ha lasciato Rio”, mi racconta. “Lì viveva mia nonna e ci ho trascorso l’infanzia. Era la prima volta che ci tornavo da quando è morta. Mia nonna mi regalò la mia prima chitarra acustica. Venne a trovarci a Rio e mi portò in un negozio antico in centro dove andavano tutti i musicisti di samba. Ho una foto di me da bambino, e la chitarra sembra gigantesca”. Tum Tum Tum è caratterizzato da un senso di spontaneità. “Per anni sono stato chiuso in camera con una chitarra. Per Gira, invece, ho invitato diversi musicisti e amici in studio, partendo solo da qualche bozza. Se ascoltate i brani in cuffia a volte potete sentirmi guidare la band, chiamando le parti. E il suono è diventato più universale, in un certo senso: come un invito a qualcosa di più istintivo e meno cerebrale”, spiega. Mark Sampson, Sounds and Colours
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Questo articolo è uscito sul numero 1675 di Internazionale, a pagina 84. Compra questo numero | Abbonati