Il dna influisce sulla personalità più di quanto si pensasse, ma non la determina. Lo suggerisce la più ampia analisi genetica della personalità, che ha incrociato i dati genomici con i risultati di questionari psicometrici di oltre un milione di persone. Sono state individuate 1.260 varianti genetiche associate ai cinque tratti principali della personalità, i cosiddetti “big five”: estroversione, apertura mentale, coscienziosità, gradevolezza e nevroticismo. L’analisi statistica ha evidenziato che questi polimorfismi spiegano tra il 5 e il 16 per cento della variabilità osservata nei diversi tratti. Il loro effetto sul comportamento dei singoli individui è modesto, ma nel loro insieme possono contribuire alle differenze di personalità tra le persone. Le associazioni sono rimaste coerenti tra aree geografiche ed età differenti, fatta eccezione per la gradevolezza, forse perché ciò che è amabile in una cultura non lo è necessariamente in un’altra. I risultati confermano una componente genetica della personalità, ma non permettono di considerarla predeterminata. Il comportamento emerge dall’interazione continua tra patrimonio genetico, ambiente, relazioni ed esperienze di vita. ◆
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Questo articolo è uscito sul numero 1682 di Internazionale, a pagina 94. Compra questo numero | Abbonati