I pesci non decideranno le elezioni di metà mandato, ma avranno comunque un ruolo. Le possibilità che il Partito democratico prenda il controllo del senato dipendono in buona parte dalla sfida in Alaska, che a sua volta dipende in buona parte dai pesci. Nel primo dibattito tra i candidati, che si è tenuto il 12 settembre sull’isola di Kodiak, si è parlato soprattutto di questo. Dan Sullivan, il senatore repubblicano uscente, ha detto che la riduzione dei salmoni è “probabilmente il problema più importante che l’Alaska deve affrontare”. Mary Peltola, la sfidante democratica, nata in Alaska, si è presentata al dibattito con gli stivali di gomma. “Ho la pesca nel sangue”, ha proclamato.
L’Alaska è uno stato insolito: quasi 740mila persone vivono in un territorio grande più del doppio del Texas, e anche la sua politica è insolita. Alle ultime presidenziali Donald Trump ha vinto con 13 punti di vantaggio, ma la corsa per il senato è apertissima: secondo il modello elettorale dell’Economist, Peltola ha il 54 per cento di probabilità di vittoria. Dipende in parte dalla particolare cultura politica dello stato e dal richiamo personale della candidata. Ma anche dal fatto che le iniziative della Casa Bianca stanno colpendo in modo particolare l’Alaska. I democratici sperano che questa combinazione di fattori basti per vincere il seggio.
Benzina carissima
Gli elettori dell’Alaska tendono da tempo a premiare i politici moderati e la collaborazione tra i partiti. Nel 2010 Lisa Murkowski – l’altra senatrice che rappresenta lo stato, una repubblicana centrista – ha perso le primarie contro un candidato del Tea party (l’ala radicale del partito), ma poi ha vinto comunque le elezioni generali dopo essersi presentata come candidata non ufficiale: il suo nome non compariva sulla scheda e gli elettori dovevano scriverlo a mano nell’apposito spazio (write-in). La maggioranza nel parlamento statale è composta da una coalizione di democratici, repubblicani e indipendenti. “I partiti qui hanno un ruolo piuttosto secondario”, spiega Gary Stevens, presidente del senato statale, che nei primi anni duemila ha lavorato con Peltola nell’assemblea legislativa.
Peltola è un prodotto di questo ambiente. Ha vinto per la prima volta un’elezione statale nel 2022, quando ha battuto Sarah Palin, ex governatrice e candidata repubblicana alla vicepresidenza, per un seggio alla camera dei rappresentanti di Washington.
Gli spot della campagna di Sullivan cercano di presentarla come una marionetta dei “liberal dei 48 stati continentali”, ma lei si discosta spesso dal suo partito: nel 2024 ha avuto il sostegno della National rifle association, la più potente lobby delle armi. E in una fase in cui la politica è alla disperata ricerca di autenticità, Peltola è la candidata perfetta. A 14 anni capitanava il suo primo peschereccio e ha perso il marito quando il piccolo aereo che pilotava precipitò perché trasportava troppa carne d’alce. La aiuta anche il fatto che a volte non si fa problemi a schierarsi con Trump. Sullivan, eletto per la prima volta nel 2014, sostiene che Peltola e una maggioranza democratica al senato limiterebbero le concessioni e le trivellazioni nell’Artico. Peltola ha diffuso uno spot favorevole all’industria petrolifera in cui promette di “lavorare con la Casa Bianca per aprire più territori e favorire nuovi progetti”.
Ma su altre questioni Peltola critica gli effetti delle politiche di Trump sull’Alaska, anche se evita di attaccarlo direttamente. Nonostante le sue ricchezze petrolifere, lo stato risente in modo particolare del rincaro del carburante, che fa aumentare i costi per riscaldare i centri rurali, trasportare merci e persone su grandi distanze e, naturalmente, pescare. “Il prezzo del petrolio ci penalizza e la guerra in Iran sta rendendo troppo cara la vita in Alaska”, ha detto Peltola durante il dibattito. Secondo un’indagine statale condotta quest’estate nelle comunità rurali dello stato, il prezzo medio della benzina era di 7,56 dollari al gallone (circa due dollari al litro), quasi il doppio della media nazionale.
Gli abitanti dell’Alaska sono stati colpiti in misura sproporzionata anche dallo smantellamento dell’amministrazione federale voluto dal dipartimento per l’efficienza governativa (Doge). Secondo il dipartimento statale del lavoro, nel 2025 l’Alaska ha perso quasi il 5 per cento dei dipendenti federali, una quota superata solo dal Maryland e dal New Mexico.
Torniamo alla pesca. Funzionari e pescatori dipendono dai dati della National oceanic and atmospheric administration (Noaa) per stabilire le quote stagionali, seguire l’andamento degli stock ittici e controllare le condizioni meteorologiche. Secondo Mike Litzow, ex direttore del laboratorio della Noaa nell’arcipelago di Kodiak, che monitora i granchi nel mare di Bering, nel 2025 il centro ha perso un terzo dei suoi scienziati a causa di licenziamenti, incentivi all’uscita o pensionamenti anticipati.
Finora Peltola ha raccolto circa il doppio dei fondi di Sullivan e sta spendendo molto, presentandosi non come democratica ma come espressione dell’Alaska. In uno stato così grande e con tante comunità isolate, il 12 settembre i pescatori di Kodiak erano contenti che i candidati fossero andati fin lì a contendersi i loro voti. Diversi pescatori presenti al dibattito che si sono definiti repubblicani hanno detto di considerare Peltola una di loro.
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Questo articolo è uscito sul numero 1684 di Internazionale, a pagina 26. Compra questo numero | Abbonati