Cresciuta ad Haiti dalla zia Atie, Sophie ha dodici anni quando raggiunge a New York la madre Martine. Il trasferimento apre una profonda esplorazione dell’identità e del trauma che attraversa diverse generazioni. Sophie vive sulla propria pelle una doppia identità, divisa tra le aspettative legate alle sue origini haitiane e la realtà del nuovo paese. Edwidge Danticat costruisce il romanzo attraverso immagini vivissime, capaci di sostenere il peso delle questioni che affronta. Quando incontriamo Sophie bambina, sua madre è già emigrata negli Stati Uniti e Atie è per lei tutto: disciplina, conforto, protezione. Il padre invece è assente. Scopriremo che Sophie è stata concepita durante uno stupro, origine di un trauma che continua a tormentare Martine. Il peso della tradizione emerge soprattutto nella pratica invasiva con cui le madri controllano la verginità delle figlie. La purezza femminile è considerata indispensabile per l’onore della famiglia, ma questa concezione patriarcale finisce per devastare le donne. Atie cerca rifugio nell’alcol, Martine conduce un’esistenza segnata dal dolore e Sophie, a sua volta traumatizzata, da adulta non riesce a vivere serenamente l’intimità con il marito. Danticat restituisce magnificamente tutte le sfumature del rapporto tra madre e figlia: amore, risentimento, perdono. _Respiro, sguardo, memoria _è una resa dei conti con ciò che ereditiamo e con i traumi che hanno contribuito a costruire il mondo in cui viviamo.

Breanna Burke, **
**The Stanford Daily

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Questo articolo è uscito sul numero 1686 di Internazionale, a pagina 82. Compra questo numero | Abbonati