Durante il sonno il cervello attiva il sistema glinfatico, una rete di scambio di fluidi che aiuta ad eliminare le sostanze di scarto accumulate nei tessuti. Scoperto nel 2012, questo sistema sfrutta gli spazi intorno ai vasi sanguigni per favorire il movimento del liquido cefalorachidiano. Tra le sostanze rimosse potrebbe esserci la beta-amiloide, una proteina coinvolta nella malattia di Alzheimer. Si ipotizza che un’alterazione di questo processo contribuisca allo sviluppo di malattie neurologiche, tra cui il parkinson, e all’emicrania, ma il suo ruolo non è ancora chiaro. Si stanno sperimentando diversi metodi per stimolare il sistema glinfatico, dagli ultrasuoni ai farmaci fino all’inalazione di anidride carbonica. Nessuno di questi è però una terapia approvata e le tecniche per misurare l’attività di pulizia sono ancora oggetto di dibattito. Per ora non ci sono prove che intervenire sul sistema glinfatico possa prevenire le malattie neurodegenerative. Il consiglio resta dormire a sufficienza e con regolarità. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1687 di Internazionale, a pagina 97. Compra questo numero | Abbonati