Il 21 ottobre si è concluso il lungo procedimento giudiziario nei confronti della Purdue Pharma, la casa farmaceutica accusata di alimentare la dipendenza da oppioidi negli Stati Uniti. L’azienda ha accettato di pagare 8,3 miliardi di dollari, il risarcimento più alto mai sborsato, ammettendo di aver violato le leggi anticorruzione, di aver cospirato per frodare il governo e di aver incentivato la prescrizione di farmaci senza validi motivi clinici.
La somma considerevole potrebbe far pensare a una grande vittoria, ma non cancellerà gli effetti della dipendenza da oppioidi e, secondo alcuni, non basterà a dissuadere altre case farmaceutiche dall’adottare comportamenti simili in futuro. Non sono stati arrestati dirigenti o membri della famiglia Sackler, proprietaria dell’azienda, ma è ancora in corso un’inchiesta penale. “Di solito i procedimenti penali non sono un deterrente per le grandi aziende”, spiega Andrew Kolodny della Brandeis university, nel Massachusetts. “Sono considerati il prezzo da pagare per fare affari”.
In passato i medici erano molto cauti nel prescrivere oppioidi, che sono tra gli antidolorifici più potenti: li riservavano a chi soffriva di dolori acuti di breve durata, come quelli postoperatori, o ai malati di cancro in fase terminale. Negli anni novanta, con l’arrivo del farmaco OxyContin (ossicodone), che secondo la Purdue Pharma non causava dipendenza, hanno cominciato a prescriverli con più facilità. Per convincere i medici a prescrivere il farmaco, l’azienda offriva viaggi gratis e gettoni di presenza ai convegni. In realtà l’OxyContin può dare dipendenza, e molti pazienti hanno cominciato a chiederne dosi sempre maggiori. Alcuni sono addirittura passati all’acquisto illegale del farmaco o all’eroina.
I decessi causati da overdose di oppioidi sono aumentati da circa novemila nel 2000 a 47mila nel 2017, e poi si sono stabilizzati. A quanto pare questi dati hanno anche influito sul calo dell’aspettativa di vita negli Stati Uniti.
Programmi di disintossicazione
La Purdue Pharma è stata trascinata in tribunale dai familiari delle vittime e dalle agenzie nazionali e statali, che puntavano a recuperare il denaro speso per finanziare i programmi di disintossicazione e per i ricoveri urgenti. Il risarcimento da 8,3 miliardi di dollari rischia però di non essere corrisposto per intero, perché l’anno scorso l’azienda ha presentato istanza di fallimento. Oltretutto, secondo le stime dei Centri per la prevenzione e il controllo delle malattie (Cdc), l’abuso di oppioidi costa al paese quasi 80 miliardi di dollari all’anno. “Gli 8,3 miliardi sono solo briciole”, dice Joseph D’Orazio della Temple university, in Pennsylvania.
Negli Stati Uniti le prescrizioni sono in calo dal 2012, quando è stato riconosciuto che gli oppioidi possono causare dipendenza, ma non sono ancora tornate ai livelli degli anni novanta. La pandemia di covid-19 potrebbe peggiorare la situazione, perché in alcuni stati le misure di confinamento della popolazione hanno allentato le regole che impongono ai medici di prescrivere gli oppioidi in presenza.
Il calo delle prescrizioni permetterà di limitare le nuove dipendenze, ma per chi assume questi farmaci da tempo potrebbe essere troppo tardi. “A milioni di pazienti sono stati somministrati oppioidi per disturbi di lieve entità, come il mal di schiena e il mal di testa”, dice Kolodny. “Molti non sono più in grado di farne a meno”.
C’è anche chi è passato agli oppioidi illegali. “Molti quarantenni e cinquantenni che hanno cominciato a usare gli oppioidi intorno ai vent’anni muoiono per overdose da fentanyl”, spiega D’Orazio. “La speranza è che il giro di vite contro le prescrizioni di oppioidi riduca anche le morti da overdose, ma ci vorrà del tempo”. ◆ sdf
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Questo articolo è uscito sul numero 1382 di Internazionale, a pagina 109. Compra questo numero | Abbonati