Waad al Kateab canta una ninna nanna alla figlia piccola Sama. Potrebbe trattarsi di un qualsiasi vecchio filmino di famiglia, se non fosse per l’improvvisa interruzione, un rombo violento. I bombardamenti sono ricominciati.

Guardiamo la telecamera scivolare nervosamente giù per i corridoi dell’ospedale in cui Al Kateab è di casa. Suo marito Hamza è uno degli ultimi medici rimasti ad Aleppo est. Una nuvola di detriti riempie l’aria. Al Kateab capisce che l’edificio è stato colpito e tutti si dirigono diligentemente nel seminterrato. In un teso e spezzato fuori campo la regista si chiede che effetto tutto questo avrà su Sama, la sua adorata figlia. “Riuscirai mai a perdonarmi?”, si chiede. È una domanda straziante.

Impossibile da capire

Alla mia piccola Sama, il documentario di Waad al Kateab che ha fatto il giro del mondo, è una delle descrizioni più intime del conflitto siriano mai vista in un film. Rappresenta un tentativo di aiutare chi è all’esterno a capire qualcosa di totalmente incomprensibile nella profondità del suo orrore. Per Al Kateab, però, il film non è solo un monumento a tutto ciò che ha sacrificato come madre, ma anche una ribellione contro chi l’ha fatta soffrire. Un giorno spera che Sama possa vedere e capire tutto ciò che hanno vissuto. Al Kateab racconta di aver lasciato la famiglia a diciotto anni per studiare all’università di Aleppo, dove ha assistito di persona ai disordini successivi alle proteste della primavera araba. Qui ha incontrato Hamza, laureato in medicina, uno dei pochi medici disposti ad aiutare chi è sceso in piazza.

A un certo punto vediamo un filmato del loro matrimonio e lei riflette che in quella preziosissima notte l’allegria e la musica sono state talmente forti da coprire il rumore delle bombe.

Alla mia piccola Sama (Trigon-Film/Outnow)

Alla fine del 2016 otto dei nove ospedali di Aleppo est sono distrutti. Quello di Hamza è l’unico rimasto. Insieme a un gruppetto di altri medici che hanno deciso di rimanere, Hamza lavora senza sosta mentre arrivano centinaia di vittime. È il caos, ma tutti restano concentrati sul loro lavoro, anche quando la fornitura d’acqua viene interrotta e diventa difficile perfino lavare le ampie vasche per la raccolta del sangue sul pavimento. Le riprese di Al Kateab non seguono sempre uno sviluppo cronologico, ma sono plasmate dai suoi istinti di narratrice e schizzano tra pensieri ed emozioni. Ha condiviso la regia con Edward Watts, un documentarista che ha lavorato molto con Channel 4, la rete televisiva che ha prodotto anche la serie di video-racconti di Al Kateab intitolata Inside Aleppo.

Con l’aiuto dei montatori Chloe Lambourne e Simon McMahon è stato aggiunto qualche tocco cinematografico, come i violini che accompagnano il tentativo della famiglia di sfuggire alle forze armate siriane e di rientrare in città dopo essere andata a trovare il padre malato di Hamza.

Nonostante ciò il film non ha nessuna forma di commento, non impone un qualche punto di vista, non mantiene una ponderata distanza, tutte caratteristiche che un esterno avrebbe usato per rendere la storia più aderente alla narrazione che si fa della Siria. Il senso del contesto è limitato, anche se sappiamo sempre che gli aerei che lanciano le bombe sugli ospedali arrivano dalla Russia.

Da sapere
Decine di premi

◆ Il 2 febbraio 2020 _Alla mia piccola Sama _
ha vinto il Bafta come miglior documentario.
È solo l’ultimo in ordine cronologico degli oltre cinquanta premi raccolti dal documentario di **Waad al Kateab **ed **Edward Watts **in giro per il mondo. Tra questi ricordiamo l’Œil d’or a Cannes, ben quattro Biff award, due premi al Biografilm festival di Bologna, compreso quello assegnato dal pubblico, l’European film award come miglior documentario e tanti altri. Il film ha anche ricevuto la nomination come miglior documentario ai premi Oscar che saranno annunciati domenica 9 febbraio. Il film uscirà nelle sale italiane il 13 febbraio.


Qui abbiamo semplicemente una donna che racconta la sua storia, che ha avuto l’impulso di prendere in mano una telecamera e cominciare a filmare. Al Kateab ha un modo di girare incredibilmente istintivo. C’è una scena in cui si vede un parto cesareo d’urgenza che è stata girata con una tale perfezione e un così profondo coinvolgimento emotivo da lasciare il dubbio che sia recitata. Sarebbe facile celebrare il film _Alla mia piccola Sama _per il suo forte appello all’empatia e all’urgenza dell’azione, ma queste motivazioni in realtà non sono presenti. O quanto meno non sono quelle più importanti.

Guerra senza fine

Reagiamo in questo modo solo perché non c’è nient’altro da fare quando ci troviamo davanti due ragazzini in lacrime, ricoperti di polvere, in piedi sulla soglia del pronto soccorso, sotto shock, mentre il fratello giace morto su una lettiga. È una scena che vi farà male, ma il risultato straordinario di Alla mia piccola Sama è tale proprio perché coglie con identica lucidità anche i momenti tra un terrore e l’altro. Mostra come le persone riescano a sopravvivere sotto un velo di normalità. A volte riescono perfino a ridere dei bombardamenti. Altre volte qualcuno viene ucciso e tutti sono colti da un silenzio soffocato. È una vita di totale impermanenza, in cui Al Kateab non può nemmeno essere orgogliosa dei fiori che ha piantato nel giardino sul retro di casa perché anche quelli verranno inevitabilmente distrutti.

A un certo punto guarda un bambino giocare con i ritagli di foto degli amici che hanno lasciato la città. Da regista, è preoccupata per i bambini della città, lascia che la telecamera passi in rassegna tutti i loro volti, cercando disperatamente i primi segnali del trauma che li ha afferrati. Perché una bimba sa cos’è una bomba a grappolo? Perché mai un bambino dovrebbe essere esposto a simili crudeltà? “Non piangi mai come farebbe una bambina normale”, dice di Sama. È un’ammissione delle sue paure peggiori. Le guerre non finiscono mai per quelli che si ritrovano stretti nella loro morsa, per quanto piccoli, perché il trauma non permette alle sue vittime di essere davvero libere. È una cosa difficile da accettare, ma in Alla mia piccola Sama Waad al Kateab lotta contro questa realtà con incredibile coraggio e determinazione. ◆ gim

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Questo articolo è uscito sul numero 1344 di Internazionale, a pagina 76. Compra questo numero | Abbonati