Cultura Suoni
The demise of Planet X
Sleaford Mods (Dr)

In quest’ultimo prolifico decennio, Jason Williamson e Andrew Fearn hanno attinto a risorse notevoli. Con il loro nuovo lavoro analizzano il lento declino del Regno Unito, ma vogliono anche sfruttare questo periodo storico così spaventoso per ridare carica alla loro creatività. The demise of Planet X si è evoluto tra vari studi con tanti ospiti, tonalità diverse e sentimenti grezzi, spingendo il duo di Nottingham a fare cose nuove e a essere più tagliente del solito. È un disco sempre reattivo agli stimoli, interni ed esterni. Ovunque ti giri, Williamson, cantante e paroliere, trova carburante per la sua ira. Che sia la mascolinità tossica di Andrew Tate e Donald Trump in Bad Santa o i social media che ci distraggono dagli orrori del mondo in Megaton. Se lui è più vulnerabile che mai, il multistrumentista Andrew Fearn è sempre creativo e dissemina l’album di dettagli preziosi, come il vocoder di No touch e le vibrazioni horror e distopiche di Kill list. Nel disco Williamson si chiede se gli Sleaford Mods possano cadere nei luoghi comuni. Ma qui la band ci dimostra che non corre affatto il rischio.
Record Collector

Tragic magic
Mary Lattimore & Julianna Barwick (Rachael Cassells)

Julianna Barwick e Mary Lattimore, due delle compositrici sperimentali più celebrate della musica contemporanea, si sono trovate in una situazione unica per Tragic magic. Il loro disco collaborativo di sette brani è stato creato in soli nove giorni con il produttore Trevor Spencer alla Philharmonie di Parigi, un luogo dove sono raccolti strumenti rari. Il duo ha avuto carta bianca su questo spazio e sulle sue risorse, incluse arpe del settecento e sintetizzatori analogici giapponesi degli anni ottanta. Né Barwick né Lattimore sono estranee all’arte della collaborazione, ma hanno catturato qualcosa di speciale durante il loro tempo insieme. Questi sette brani si estendono poco oltre i quaranta minuti, ma il modo in cui le canzoni colpiscono il cuore fa fermare il tempo. Tragic magic brulica di sottotoni jazz che sono attenuati dal desiderio innato di Bar­wick e Lattimore di sfidare l’ascoltatore. C’invitano a liberarci dalla solita frenesia della vita quotidiana, dal ciclo costante e in continua evoluzione di cattive notizie inviate direttamente ai nostri telefoni, e immergerci in qualcosa di più grande. Barwick e Lattimore sono entrate in un luogo storico e ne sono uscite con una narrazione che possono chiamare loro. Tragic magic è un bellissimo esempio di musica sperimentale moderna costruito intorno alla consapevolezza delle piccole cose, che prende il brutto del mondo e lo trasforma in qualcosa che tocca il cuore e lo spirito. Il duo invita l’ascoltatore a entrare in uno stato di zen, catturando la sua attenzione ma ricordandogli anche che ogni tanto bisogna rallentare.
Ryan Dillon, Glide

Bruckner: dieci sinfonie
Chicago Symphony Orchestra: direttore: daniel barenboim

Daniel Barenboim resta l’unico direttore d’orchestra ad aver immortalato su disco tre integrali delle sinfonie di Bruckner. Questa è la prima, registrata con la Chicago Symphony Orchestra tra il 1972 e il 1981. Comprende anche la sinfonia “zero”, in una delle sue più belle registrazioni in assoluto, il Te deum e gli ultimi lavori corali del compositore austriaco. Barenboim è poi tornato a questo grande ciclo con i Berliner Philharmoniker (Warner), in una lettura dallo splendore opulento quasi wagneriano, e con la Staatskapelle di Dresda (Dg), il risultato meno convincente dei tre. A Chicago sfrutta nel migliore dei modi la potenza dei fiati dell’orchestra statunitense, con risultati dallo slancio pieno d’entusiasmo, quasi giovanile. I vertici sono la seconda sinfonia, in un’edizione completissima, la luminosa quarta e la quinta. Ma in realtà tutto il ciclo, con il suo ardore costante, non ha nessun punto debole. E dall’inizio alla fine l’orchestra impressiona per la sua potenza e il suo rilievo plastico.
Jean-Claude Hulot, Diapason

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1648 - 16 gennaio 2026
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