Il lettore che cerchi un’oasi di pace non la troverà nelle pagine di questo intrigante racconto poliziesco, che si colloca a pieno titolo tra i migliori esempi di giallo colombiano. Invece il lettore che provi, proprio come l’autore, Santiago Gamboa, una forte indignazione per gli abusi che hanno macchiato per sempre il nome della Colombia, non potrà sottrarsi al fascino terribile di questo thriller. Colombian psycho è una macabra e avvincente narrazione di trame criminali con ramificazioni politiche e finanziarie, costruita come un rompicapo con pezzi e frammenti tratti dalla brutale realtà colombiana di oggi. Il romanzo di Santiago Gamboa descrive in modo crudo e minuzioso una catena di omicidi così agghiaccianti da risultare verosimili solo in un paese come il nostro, che in meno di un secolo ha accumulato un catalogo impressionante di atrocità. Alla suspense della trama criminale, che cattura i lettori fin dalla prima pagina, si aggiunge quella dell’indagine parallela condotta da un pubblico ministero scrupoloso e da una giornalista audace e coraggiosa che mettono a repentaglio le proprie vite. Sono loro, gli eroi della giustizia e della libertà di stampa, i protagonisti del romanzo. Questi e altri personaggi si muovono in scenari familiari a qualunque colombiano. Colombian psycho è una denuncia dell’oscura trama di corruzione, ingiustizie, manipolazioni e menzogne che dominano la vita colombiana.
Leopoldo Villar Borda, El Espectador
Il crémant, naturalmente, deve venire dall’Alsazia. In sottofondo non una musica qualunque, ma, ovviamente, la playlist Women in jazz. E anche una borsa di Vivienne Westwood fa la sua figura in questa scenografia, visto che la zarina della moda è stata una rivoluzionaria femminista. Per il resto, quando arrivano ospiti, valgono le solite regole: sorridere a ogni passo falso, simulare disinvoltura e ostentare sempre, in tutto, un atteggiamento aperto al mondo e socialmente impegnato. Gli invitati sono una coppia sposata, uno svizzero e il compagno dell’anonima padrona di casa. All’inizio, ospiti e padrona di casa appaiono come caricature, perfetti stereotipi di se stessi. Ma naturalmente la pace non può durare. Prima che questo convivio elegante si trasformi in una sorta di dramma intimista ad alto tasso alcolico, i presenti si esercitano ancora un po’ in chiacchiere convenzionali, mescolando liberalismo ed etica della responsabilità. Più scorrono i superalcolici, più emergono i conflitti rimossi. La civiltà, in questo microcosmo, degenera in una guerra di tutti contro tutti. Präauer punta soprattutto alla decostruzione di un ambiente. Con comicità deformante smonta la bigotteria della borghesia radical chic: senza avere problemi economici, ma trabocca di solidarietà per le sorti dei poveri; si predica la sostenibilità, ma ci si compiace nella propria bolla elitaria. Un romanzo geniale per la sua forma giocosa, la forza della critica sociale e l’ironia scoppiettante.
Björn Hayer, der Freitag
La scrittura della brasiliana Aline Bei ha un marchio proprio fin dall’esordio del 2017. Il lavoro accurato sulla parola, la punteggiatura, la dimensione delle lettere e gli spazi contribuiscono a costruire non solo una prosa poetica, ma anche un’immagine del testo sulla pagina. In Una delicata collezione di assenze la voce narrante non sembra avere genere e agisce in terza persona. È inoltre carica di una forte componente drammaturgica che accentua la dimensione fantastica alla quale siamo invitati a partecipare. In un esercizio simile a quello di uno sceneggiatore, la voce disegna nitidamente i dettagli, dalla disposizione degli oggetti nello spazio ai movimenti dei corpi. Poi, con delicatezza, ci guida all’interno delle menti dei personaggi, confondendosi con i loro pensieri. Nel prologo Margarida è una ragazza con mani che sembravano “quelle di un cadavere molto delicato, morto forse di spavento”. Assistente del mago del circo, vive una storia d’amore con il clown, dal quale impara l’arte della chiromanzia. Prima di partire senza lasciare notizie, è lui a leggerle la mano: dice che il suo palmo “sembra una lunga collezione di assenze”; prevede che avrà un grande amore e non sarà un uomo, ma una bambina, e le raccomanda di stare attenta agli uomini. Aline Bei ci conduce nell’intimità di grandi personaggi femminili.
Giuliana Bergamo, Quatro cinco um
In Universality Natasha Brown mette in campo la sua abile vena satirica per prendere di mira la retorica stessa, analizzando con precisione e sfumature il rapporto tra linguaggio, verità e potere. Il primo terzo del libro è un lungo reportage narrativo firmato dalla giornalista Hannah, che diventa virale. L’ha pubblicato la rivista Azalon, nome che richiama una figura-tipo dell’antica Grecia: un impostore preda di manie di grandezza. Il resto del libro si concentra sulle conseguenze dell’articolo di Hannah. Una delle qualità più evidenti di Brown è la capacità di raccontare con oggettività un ventaglio di personaggi complessi che attraversano divisioni di classe e ideologie. Non si avverte mai un giudizio imposto dall’autrice; al contrario, la sua analisi sociale è lucida e particolarmente illuminante. In equilibrio tra thriller letterario e romanzo a sfondo sociale, Natasha Brown dimostra di saper offrire ai lettori intrattenimento e consapevolezza.
Helen Cullen, The Irish Times
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