Quante persone sono annegate nel Mediterraneo nel gennaio di quest’anno, 380? Forse mille? Siamo qui a chiedercelo dopo che negli ultimi giorni sono stati ritrovati dei cadaveri sulle spiagge italiane. Il 17 gennaio gli studenti di un liceo di Tropea, in Calabria, affacciandosi alle finestre della loro aula ne hanno visto uno galleggiare, come riferiscono i siti di notizie locali. A causa del mare mosso i soccorsi hanno impiegato molte ore per recuperarlo. Poco dopo ne hanno portato a riva un altro. È dal 6 febbraio che si susseguono ritrovamenti del genere: cinque corpi tra quelli restituiti dalle onde sulle spiagge di Pantelleria e quelli recuperati in mare aperto dalla guardia costiera, due ritrovati sulla costa occidentale della Sicilia. Queste scene orribili si sono ripetute in altre quattro località della Calabria. Finora sono stati recuperati quindici cadaveri.

Tutto questo è ovviamente terribile. Ma ancor più terribile è il fatto che non sia una notizia: gran parte della popolazione italiana ne è all’oscuro. Questi morti non interessano a nessuno perché erano quasi sicuramente tutti migranti. Si sono trovati in mare durante il ciclone Harry, che tra il 16 e il 23 gennaio ha imperversato nel Mediterraneo colpendo la Spagna, la Tunisia e alcune regioni italiane (Sardegna, Sicilia e Calabria). La tempesta ha causato molti danni: ha spazzato via stabilimenti balneari, distrutto case, strade e ferrovie sulla costa, provocando danni per diversi miliardi di euro. L’unica nota positiva sembrava essere l’assenza di morti nelle aree colpite, anche se in realtà non c’è ragione di tirare un sospiro di sollievo. È vero che non ci sono stati morti sulla terraferma, ma ce ne sono stati molti in mare aperto. Durante il passaggio del ciclone le onde vicino alla costa hanno raggiunto i sette metri di altezza, mentre in mare aperto, tra Malta e la Sicilia, sono state anche di 16 metri. Le imbarcazioni cariche di migranti e affondate potrebbero essere decine.

Informazioni precise

Il 24 gennaio il giornalista Sergio Scandura, di Radio Radicale, ha pubblicato un post su X in cui dice che i morti potrebbero essere 380. In effetti la guardia costiera italiana ha chiesto “a tutte le navi” di soccorrere otto imbarcazioni di cui si erano perse le tracce e che erano partite da Sfax, in Tunisia, tra il 14 e il 21 gennaio. La richiesta di soccorso conteneva dettagli precisi sull’orario di partenza e sul numero di persone a bordo (tra le 36 e le 54 in ognuna delle imbarcazioni) e sul tipo di barche: sette erano realizzate con piastre metalliche saldate, note per la loro scarsa tenuta in mare, e una era un gommone. Il centro di coordinamento del soccorso in mare non ha diramato alcun comunicato stampa per informare l’opinione pubblica su questa tragedia. La cifra di questa potenziale strage non ha scosso l’opinione pubblica. Il post di Scandura su X è stato menzionato di sfuggita da alcuni mezzi di informazione. Stesso discorso per la stima fatta dall’ong Refugees in Libya, secondo cui durante il passaggio del ciclone sarebbero partite 38 imbarcazioni, tra cui una che avrebbe raggiunto l’Italia e un’altra che sarebbe tornata a Sfax. Le vittime sarebbero un migliaio. Ma l’opinione pubblica italiana ha continuato a girarsi dall’altra parte. Sono passati sotto silenzio anche i cadaveri ritrovati sulle spiagge. Il 18 febbraio l’edizione cartacea di Repubblica non faceva cenno del morto trovato a Tropea. Il Corriere della Sera gli dedicava un trafiletto a pagina 23. Nemmeno una parola nei telegiornali. Ecco un altro modo per affrontare le stragi nel Mediterraneo: ignorarle.◆ sk

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Questo articolo è uscito sul numero 1654 di Internazionale, a pagina 32. Compra questo numero | Abbonati