La frase “la macchina fotografica non mente” non è mai stata così falsa. I telefoni che usano l’intelligenza artificiale possono modificare le foto all’istante e creare immagini impossibili da realizzare con una fotocamera tradizionale. Questa capacità, nota come fotografia computazionale, sta cambiando il modo in cui vediamo il mondo.

Un tempo lo scopo della fotografia digitale era avvicinarsi a quello che vedono i nostri occhi. La fotografia computazionale invece va oltre: cancella i difetti e rende i colori più ricchi. Può perfino trasformare la notte in giorno. Il risultato forse è più bello, ma in un’epoca di notizie false solleva dubbi sull’autenticità. Le fotocamere digitali incanalano la luce attraverso una lente per colpire un sensore, che converte la luce in segnali elettrici. A quel punto il software traduce il segnale in immagini. Migliore è la lente e più grande il sensore, migliore sarà la qualità della foto, ed è per questo che i professionisti preferiscono le macchine fotografiche reflex digitali a una sola lente (Dslr) rispetto agli smartphone.

Sutiporn Somnam, Getty Images

I primi tentativi della fotografia computazionale si sono concentrati su come migliorare le macchine fotografiche professionali. Poi, quando le vendite degli smart­phone hanno superato quelle delle fotocamere, gli sforzi si sono concentrati su come compensare la scarsa qualità delle foto fatte con il cellulare. Ora i telefoni in molti casi stanno superando le loro rivali.

I nuovi smartphone hanno lenti multiple e hardware migliori. Quelli che usano l’intelligenza artificiale scattano una raffica di foto e usano lenti multiple per raccogliere più informazioni. Gli algoritmi scelgono e combinano le immagini migliori, oppure ne creano altre che nessuna fotocamera avrebbe catturato, per esempio con un focus regolabile. Alcune fotocamere scattano con un “alto intervallo dinamico” di luminosità e mescolano aree scure e chiare prese da diverse foto. Gli smart­phone possono anche imitare la fotografia a lunga esposizione, in cui l’otturatore della macchina fotografica è aperto più a lungo per ricevere più luce.

Dalla foto al chirurgo

La manipolazione delle immagini esisteva da prima della fotografia digitale, ma la popolarità delle fotocamere con correzione istantanea pone degli interrogativi sull’autenticità, soprattutto nel momento in cui le foto sono usate nei notiziari o come prove in tribunale. “La credibilità di un’immagine cambia in base al contesto in cui è stata scattata”, dice Michelle Henning dell’università di West London, e aggiunge che è sempre stato così. “La fotografia non si è mai limitata a rappresentare il mondo come lo vediamo”. Negli ultimi tempi, però, sembra esserci stata un’accelerazione di questo processo. “Se un’intera generazione cresce non fidandosi delle foto o dei video, cosa ci rimane?”, dice Ramesh Raskar dell’Mit media lab. La filigrana digitale e il criptaggio sono delle possibilità, così come la tecnologia blockchain che sta dietro i bitcoin. Inoltre oggi c’è la tentazione di migliorare di continuo la propria immagine.

“Far circolare foto di sé è una necessità della società contemporanea, soprattutto per i più giovani”, dice Henning. L’azienda cinese Meitu, nota per le sue app per abbellire le foto, ha lanciato una funzione di editing che sfrutta l’intelligenza artificiale: se vi scattate un selfie con un telefono Meitu, l’apparecchio individua in tempo reale i punti di riferimento del volto, costruisce un reticolo virtuale, segmenta la pelle per sistemare le imperfezioni e migliora le proporzioni del viso, ingrandendo gli occhi o assottigliando la mandibola.

Il chirurgo estetico Tijion Esho ha registrato un aumento di richieste di trattamenti basati su foto modificate dei pazienti. “In alcuni casi i pazienti volevano che i loro occhi fossero ingranditi come avviene con alcuni filtri”, dice. Nei prossimi anni ci saranno molti progressi nel campo della fotografia computazionale, dice Raskar. Sarà più facile scattare foto che colgono un’emozione. “Grazie alla fotografia computazionale sarà possibile creare delle esperienze magiche”. ◆ _ gim_

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Questo articolo è uscito sul numero 1300 di Internazionale, a pagina 107. Compra questo numero | Abbonati