Immaginate di svegliarvi puntualmente stanchi, e non perché non avete dormito ma perché avete passato tutta la notte a sognare. I cosiddetti sogni epici possono avere effetti gravi che spesso influiscono sul lavoro e sulla vita quotidiana. “Sono esperienze molto vivide che mi rimangono impresse nella mente, mi succhiano l’energia e mi lasciano spossata a lungo”, ha detto una donna che li fa.
Madame R., 38 anni, è una delle quattro persone esaminate in due centri francesi. Secondo i ricercatori, tra cui Pierre Geoffroy dell’università Paris cité, anche se la prima descrizione scientifica dei sogni epici risale a più di vent’anni fa, i quattro casi dettagliati corroborano l’ipotesi che l’attività onirica eccessiva andrebbe riconosciuta come un disturbo del sonno a sé stante.
Durante la valutazione, Madame R. ha riferito di aver sempre fatto sogni epici, ma la situazione è peggiorata dopo la nascita del secondo figlio. Tra gli altri casi studiati c’è quello di Monsieur W., 74 anni, che a volte fa sogni così intensi e vividi da non distinguerli dalla realtà. Poi c’è Monsieur D., 58 anni, che da quattro anni li fa due volte alla settimana, e infine Madame W., una quarantenne che li ha da sempre. “È come se di notte il cervello non si fermasse mai”, ha detto.
Sebbene si possa sognare durante una qualunque delle quattro fasi del sonno, la nitidezza e la complessità dei sogni di queste quattro persone fanno pensare soprattutto al sonno Rem, spiega Geoffroy.
L’attività onirica eccessiva potrebbe indicare che questa fase dura più del normale. Ma quando tre dei quattro si sono sottoposti al polisonnogramma – un esame del sonno che registra le onde cerebrali e il movimento degli occhi – è emerso che la durata della loro fase Rem era nella media o addirittura un po’ più breve.
Nel complesso i dati del polisonnogramma rientravano “ampiamente nella norma”, commenta Geoffroy, ma la fase Rem presentava tracce di maggiore densità, cioè movimenti oculari più frequenti e intensi, e di maggiore frammentazione, cioè microrisvegli che interrompono di continuo il sonno e possono aumentare la capacità di ricordare i sogni, dando l’impressione di aver sognato tutta la notte, spiega Geoffroy.
Inoltre, se il cervello codifica spesso del materiale onirico molto vivido e avvincente, chi sogna può svegliarsi tutt’altro che riposato, perfino se i dati del sonno sembrano accettabili, dice Ivana Rosenzweig del King’s college London. “Il punto potrebbe non essere se il paziente abbia davvero sognato tutta la notte, ma perché il cervello non sia riuscito a contenere l’esperienza del sogno e distinguerla dalla veglia”.
Ansia e depressione
I ricercatori hanno anche provato a capire se i sogni epici siano il sintomo di uno stato mentale alterato, che può disturbare il sonno. I pazienti sono stati sottoposti a valutazioni psichiatriche, e tre di loro hanno mostrato segni di depressione o ansia. Ma trattare quei disturbi non ha interrotto l’eccessiva attività onirica, dice Geoffrey, avvalorando così l’idea che sia un disturbo a sé. Questo inoltre suggerisce che i sogni epici potrebbero essere sottovalutati se sono accomunati ad altri disturbi del sonno che colpiscono le persone con problemi di salute mentale.
Per Rosenzweig lo studio “pone l’attenzione su un fenomeno noto a tanti medici specialisti del sonno, ma rimasto quasi del tutto escluso dalle attuali categorie diagnostiche”. Prima che i sogni epici possano essere definiti un disturbo del sonno a sé, aggiunge, occorrono studi più ampi.
Per Francesca Siclari del Netherlands institute for neuroscience di Amsterdam “è importante stabilire se l’attività onirica eccessiva sia una sindrome unica o piuttosto un sintomo che può emergere in vari disturbi psichiatrici e del sonno”.
Gli studi futuri potrebbero inoltre spiegare perché alcuni sognatori epici trovino difficile distinguere tra i sogni e la realtà, dice Rosenzweig: “I sogni epici possono aiutare a rispondere a un interrogativo fondamentale delle neuroscienze, cioè come il cervello decide cosa è reale”. ◆ sdf
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Questo articolo è uscito sul numero 1667 di Internazionale, a pagina 102. Compra questo numero | Abbonati