Alle elezioni legislative del 2001 Silvio Berlusconi in Sicilia vinse in tutti i 61 collegi elettorali dell’isola. A queste elezioni regionali Forza Italia non ha trionfato, ma il candidato della sua coalizione ha vinto un voto che rappresenta l’ultimo importante test politico prima delle politiche previste nella primavera del 2018.
In Sicilia la coalizione guidata dal postfascista Nello Musumeci ha vinto con il 39,8 per cento dei voti. A sostenerla c’erano Forza Italia, una parte del centro, i nazionalisti di Fratelli d’Italia e la Lega di Matteo Salvini. Questa vittoria conferma il ritorno sulla scena politica italiana di Berlusconi nonostante l’età (il leader di Forza Italia ha 81 anni), i guai giudiziari e il disastroso bilancio degli anni trascorsi al governo, lasciato in fretta e furia nel 2011 in piena crisi finanziaria. Ora Forza Italia, con il 16,4 per cento dei voti presi in Sicilia, si riconferma pilastro della destra. “Con questa coalizione possiamo vincere dappertutto”, ha detto Berlusconi, di nuovo in sella. “Abbiamo dimostrato che uniti siamo gli unici a poter arginare il Movimento 5 stelle, che rappresenta il vero pericolo”, ha aggiunto. Il partito di Beppe Grillo, ormai guidato da Luigi Di Maio, vicepresidente della camera dei deputati, non è riuscito a conquistare palazzo dei Normanni, sede del governo regionale. I cinquestelle escono comunque rafforzati dalla prova siciliana.
Dopo un’intensa campagna elettorale il loro candidato Giancarlo Cancelleri è arrivato a soli 4 punti da Musumeci. I cinquestelle hanno raddoppiato i voti rispetto alle regionali del 2012 e ora, con il 27 per cento dei voti, sono il primo partito dell’isola. Anche a Roma, alle elezioni per il municipio di Ostia, che si sono tenute il 5 novembre, il Movimento 5 stelle ha ottenuto un buon risultato (30,2 per cento) nonostante la gestione caotica della capitale da parte della sindaca Virginia Raggi. In quest’importante municipio (che ha 180mila elettori), la candidata dei cinquestelle se la dovrà vedere al ballottaggio, il 19 novembre, con la rappresentante della destra, distanziata di 3,5 punti percentuali. I neofascisti di Casa Pound, il cui candidato ha ottenuto il 9 per cento dei voti, potrebbero diventare l’ago della bilancia.
La forte astensione
Il voto siciliano rappresenta un nuovo colpo per Matteo Renzi e il suo Partito democratico (Pd), che governava l’isola nell’ultima legislatura. Il candidato del centrosinistra, Fabrizio Micari, rettore dell’università di Palermo, è terzo con il 19 per cento dei voti. Per spiegare la sconfitta i fedelissimi dell’ex presidente del consiglio puntano il dito contro le divisioni interne alla sinistra (Claudio Fava, candidato della sinistra radicale, ha ottenuto il 6 per cento dei voti) e contro l’astensione (più di un siciliano su due non ha votato). Per Renzi però queste elezioni regionali rappresentano un campanello d’allarme molto preoccupante.
Il voto testimonia in parte un rifiuto nei confronti di Renzi, espresso anche il 4 dicembre 2016 in occasione del referendum costituzionale, che lo portò alle dimissioni. Il risultato ottenuto in Sicilia potrebbe rinfocolare le contestazioni interne al Pd.
Renzi sperava di rilanciarsi e cancellare così il voto siciliano in un dibattito televisivo previsto il 7 novembre con Luigi Di Maio. Il 6 novembre però il deputato cinquestelle si è ritirato dal faccia a faccia. Paura di un confronto con un toscano abituato a gestire i mezzi d’informazione o strategia politica? “Avevo chiesto il confronto con Renzi qualche giorno fa, quando lui era il candidato premier di quella parte politica. Il terremoto del voto in Sicilia ha completamente cambiato questa prospettiva”, ha spiegato Di Maio, aggiungendo: “Il Pd è politicamente defunto. Il nostro competitor non è più Renzi”. ◆ gim
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Questo articolo è uscito sul numero 1230 di Internazionale, a pagina 36. Compra questo numero | Abbonati