Cos’hanno in comune Panama City e Dubai? Poco, si potrebbe dire. Panama City ha un clima tropicale, Dubai è circondata dal deserto. La prima è in America Centrale ed è cristiana, la seconda è in Medio Oriente ed è musulmana. Ma le due città e i rispettivi paesi sono accomunati dal desiderio di attirare i pensionati stranieri, in particolar modo gli svizzeri. Panamá si promuove soprattutto attraverso gli sconti: il 50 per cento su cinema, teatri, concerti e sugli hotel, il 25 per cento sui voli internazionali. I ricchi pensionati portano nel paese i loro risparmi, comprano immobili, consumano. E così l’economia locale cresce.
Da qualche anno un giro d’affari miliardario vede stati e aziende di tutto il mondo competere tra loro. Dubai fa campagne pubblicitarie perfino in tedesco. Martin Kaufmann è da quasi trent’anni amministratore delegato dell’azienda svizzera Emigration Now, che offre consulenza a chi vuole trasferirsi. “Ormai si è sviluppato un settore in cui si compete per i pensionati”, dice. Ma perché sempre più persone preferiscono le amache in spiaggia alle sedie a dondolo nelle Alpi? Nel Global retirement index, la classifica che misura la qualità della vita dei pensionati, la Svizzera è sempre ai primi posti. Eppure, nel 2012 gli elvetici sopra i sessant’anni emigrati erano stati 3.314, mentre nel 2024 sono arrivati a 6.161, quasi il doppio.
Le loro mete predilette sono state a lungo paesi con cultura, clima e fusi orari simili a quelli del paese d’origine. La maggior parte infatti risiede in Francia, Germania, Stati Uniti e Italia. Ma paesi come Panamá ed Emirati Arabi Uniti stanno mettendo in discussione questo primato. A differenza di Filippine e Thailandia, altre due mete molto amate, offrono stabilità politica e benessere economico. Gli Emirati possono contare sul più grande giacimento petrolifero del mondo, mentre Panamá deve la sua ricchezza all’omonimo canale. Entrambi i paesi sono inoltre alleati degli Stati Uniti e godono quindi di protezione militare. Per i pensionati ricchi, quindi, sono sinonimo di vita tranquilla a costi convenienti.
Una villa al posto dell’orto
La ragione principale dell’interesse per i pensionati è il cambiamento demografico: in molte società occidentali cresce il numero di anziani e milioni di loro entrano nell’età pensionabile. In Svizzera tra il 2025 e il 2030 raggiungeranno questa soglia centomila persone ogni anno. A casa loro i pensionati sono visti sempre più come un problema, perché aumentano la pressione sul sistema sanitario e assistenziale. A Dubai e a Panamá sono uno stimolo all’economia.
In tanti hanno risparmiato soldi per decenni con l’idea di goderseli una volta finito di lavorare. Che sia un campo da golf con vista sul mare, un calice di champagne in spiaggia, un safari nel deserto o un’immersione nella barriera corallina, Panamá e Dubai offrono possibilità praticamente illimitate. Oggi, inoltre, i pensionati sono pronti a muoversi e vivono più a lungo. “Prima si sognava un orto per la pensione. Oggi una villa a Panamá o negli Emirati Arabi Uniti”, spiega Philippe Amarante, della Henley & Partners, la più grande azienda di consulenza per migranti facoltosi.
A trarne vantaggio ci sono anche alcune aziende, come la Wise, specializzata in pagamenti transfrontalieri, che aiuta a trasferire all’estero i soldi prelevati dai fondi pensione. “Siamo davanti a un’enorme ondata di pensionamenti della generazione dei baby boomer”, dice un portavoce dell’azienda. “Dato che questa generazione è più incline alla mobilità, siamo convinti che sempre più pensionati vorranno trasferirsi all’estero”.
Attualmente il numero dei pensionati che emigrano è ancora trascurabile, ma è destinato a crescere. Nel 2011 gli svizzeri sopra i sessant’anni emigrati negli Emirati Arabi Uniti erano stati sette, nel 2023 erano saliti a 38. Gli ostacoli burocratici per trasferirsi in città come Panama City e Dubai sono ridotti. “Ormai tra l’idea di partire e l’arrivo sul posto potrebbe passare solo una settimana. A Panamá e a Dubai la burocrazia è molto efficiente”, afferma Amarante.
Per Panamá basta una pensione mensile di almeno mille dollari al mese per ottenere un permesso di soggiorno a vita. Chi ha trascorso tre anni a Panama City può anche ottenere la cittadinanza. Il costo della vita e quello degli immobili è nettamente più basso rispetto all’Europa, mentre il sistema sanitario è altrettanto valido. Inoltre Panamá tassa esclusivamente i redditi generati nel paese. Andreas Eggenberg vive nel paese dal 2007 ed è presidente fondatore della Camera di commercio svizzera-panamense. Secondo lui le politiche locali per i pensionati sono “uniche e attraenti”. Sottolinea inoltre che la città è “cosmopolita” e che il numero di residenti svizzeri cresce da anni. Un altro fattore importante per molti è che a Panamá si usano i dollari statunitensi, riducendo così al minimo i rischi legati al cambio.
Da vent’anni nel Golfo
La situazione è simile a Dubai, dove non ci sono tasse sui patrimoni privati. In passato chi voleva trasferirsi nella città mediorientale aveva bisogno di un contratto di lavoro e per chi era in pensione la strada era addirittura sbarrata. Ma nel 2020 il governo degli Emirati ha aperto ai pensionati. Ora anche loro possono chiedere un permesso di soggiorno valido cinque anni e rinnovabile. La condizione per ottenerlo è un reddito mensile di circa 5.500 euro, un capitale finanziario di 270mila euro oppure la proprietà di un immobile negli Emirati del valore di 550mila euro.
Ma come si vive la terza età con temperature che raggiungono i 50 gradi? Abbiamo sentito al telefono un pensionato residente a Dubai. Urs Stirnimann ha 72 anni e vive negli Emirati Arabi Uniti dal 2004. Anche se torna regolarmente in Svizzera, non vorrebbe più abitarci. Dubai, dice, è una città piuttosto costosa e ormai rappresenta più un’alternativa al principato di Monaco che alla Thailandia, ma gli piace l’atmosfera internazionale, con una popolazione composta al 90 per cento da stranieri, e il fatto che a Dubai le persone da tutto il mondo sono benvenute. “Ma, naturalmente, per molti è l’assenza di tasse il fattore decisivo”, aggiunge Stirnimann.
Ecco cos’hanno davvero in comune Panama City e Dubai: l’antipatia per le tasse. ◆ nv
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Questo articolo è uscito sul numero 1654 di Internazionale, a pagina 94. Compra questo numero | Abbonati