Grande è la riuscita di questo adattamento di un’opera chiave di Elena Ferrante, primo titolo della quadrilogia su una Napoli declinata al femminile e in varie epoche. Merito va all’illustratrice Mara Cerri e alla sceneggiatrice Chiara Lagani. Nel delineare l’ambivalenza di una ragazzina verso una coetanea, da lei vista come un’amica ma che è anche il suo opposto, in un quartiere popolare negli anni cinquanta, le autrici riescono a restituire tematiche di fondo di Ferrante, come l’essere sulla soglia. Tra infanzia e adolescenza, adolescenza e mondo adulto, schiavitù e autonomia. E ci riescono per mezzo del montaggio ellittico e dissolvenze nel pittorico, che corrispondono tanto a limbi quanto a oasi spirituali, riuscendo così per frammenti impressionistici a suggerire le sfaccettature psicologiche dell’infanzia al femminile e della violenza incombente, mentale prima che fisica. Soprattutto, conscia che nel fumetto è fondamentale l’astrazione espressa dalla sottrazione grafica, Mara Cerri alterna figure malferme disegnate in bianco e nero a matita, tipiche del disegno infantile, a una reinvenzione dell’illustrazione classica dell’immediato secondo dopoguerra, ma dove la desolazione delle aree urbane ricorda la pittura di Mario Sironi. Un’ispiratissima forma grafica instabile si fa specchio dell’instabilità dell’anima e il ricordo del passato si muta in puro onirismo.

Francesco Boille

Questo articolo è uscito sul numero 1468 di Internazionale, a pagina 80. Compra questo numero | Abbonati