I libri di Orecchio Acerbo sono di grande qualità, oltre che spesso prossimi al fumetto. In due titoli recenti questo è particolarmente vero. Come Un cane anch’io che rivela il talento visivo di Mariachiara Di Giorgio, autrice anche di un fumetto per Internazionale Kids. Alla seconda prova con il suo maestro Fabian Negrin, unisce delicatezza mista a eleganza compositiva e padroneggia il tutto come un’illustratrice d’inizio novecento, ed è eloquente l’illustrazione in copertina. I colori voluttuosi e dolci accompagnano come una soffice nuvola la narrazione gioiosa e impertinente con al centro bambini autonomi, anzi anarchici.

Qui una ragazzina, alla quale i genitori negano il cane, spinge il fratellino a comportarsi dappertutto come un cane, una sovversione che dilaga presto nell’intero quartiere, diventando un gioco dove tutti i ruoli sono ribaltati e dall’interscambio continuo. E nel finale Di Giorgio riesce a creare una magia notturna con echi alla Miyazaki. Il più grande spettacolo di Virginia Clericetti su testi di Luigi Dal Cin, ha invece un impianto visivo più materico ma anch’esso molto ispirato. Si trasfigura con la fantasia di una bambina, che guarda la realtà in altro modo, la tragedia dei barboni abbandonati, resi invisibili dall’opulenza egoistica. Ed è poesia degna dello spirito malinconico e struggente delle fiabe di Andersen.

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Questo articolo è uscito sul numero 1661 di Internazionale, a pagina 90. Compra questo numero | Abbonati