Il libro comincia con una vacanza mai fatta a Venezia che resterà sognata quanto desiderata: l’autrice si lasciò con il compagno dell’epoca ma poi fece il viaggio con l’attuale compagno. Nine Antico, tra le autrici del fumetto francese ed europeo più significative, ci regala una lettura unica e dalla grande scorrevolezza. Grave e insieme autoironica, leggera e delicata nel tono e nel tocco (grafico). Venezia qui non è una metafora di comodo (insieme al carnevale e, soprattutto, alle maschere). Già il veneziano Hugo Pratt ne fece un luogo statico (oltre che teatrale) e uterino in cui perdersi e ritrovarsi insieme, e Corto Maltese in ben tre storie afferma che Venezia lo impigrisce. L’ozio contemplativo e appunto uterino è lo strumento con cui l’autrice compie un viaggio straordinario e sublimato nel magma della memoria, a ritroso ma anche a zig zag (si passa e poi si ritorna sulle varie fasi della crescita) andando all’origine del (suo) desiderio. L’ossessione per il sesso e i ragazzi, ammessa con sincerità, alla fine si rivela anche una radiografia impietosa e l’ammissione coraggiosa di una violenza subita da bambina, pur ammettendo le proprie ambiguità. Ma quanta sofferenza e blocco psicologico in questa rappresentazione, tutta di poesia. Un capolavoro di autobiografia dolorosa e gioiosa insieme che pare un sogno e un’opera di (auto) psicoanalisi fatta in pubblico e senza narcisismi. Magistrale.
Francesco Boille

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Questo articolo è uscito sul numero 1680 di Internazionale, a pagina 83. Compra questo numero | Abbonati