La scorsa settimana, dopo che era trapelata la notizia secondo cui la corte suprema statunitense sarebbe pronta di fatto a cancellare il diritto costituzionale all’interruzione di gravidanza, la scrittrice e attivista Rebecca Solnit ha condiviso su Facebook le parole di Dave Barnhart, pastore di una chiesa metodista di Birmingham, in Alabama:

“I non nati sono un gruppo di persone che è comodo difendere. Non ti chiedono mai nulla; a differenza dei carcerati, dei tossicodipendenti o dei poveri, dal punto di vista morale non presentano complicazioni; non si offendono per la tua condiscendenza né si lamentano se non sei politicamente corretto; a differenza delle vedove, non ti chiedono di mettere in discussione il patriarcato; a differenza degli orfani, non hanno bisogno di soldi, istruzione o assistenza; a differenza degli stranieri, non portano con sé tutto quel bagaglio razziale, culturale e religioso che non ti piace; ti permettono di sentirti bene con te stesso senza dover fare lo sforzo di creare o mantenere relazioni; e quando sono nati, puoi scordarteli, perché smettono di essere non nati.

È quasi come se, nascendo, per te morissero. Puoi amare i non nati e difenderli senza sostanzialmente mettere in discussione la tua ricchezza, il tuo potere o il tuo privilegio, senza dover ripensare le strutture sociali, senza dover chiedere scusa o risarcire nessuno. Sono, in poche parole, le persone perfette da amare se vuoi dire di amare Gesù ma in realtà non ami le persone che respirano.

Detenuti? Migranti? Malati? Poveri? Vedove? Orfani? Tutti i gruppi di persone di cui si parla espressamente nella Bibbia? Sono sacrificati in nome dei non nati”. ◆

Questo articolo è uscito sul numero 1460 di Internazionale, a pagina 5. Compra questo numero | Abbonati