Nel 1963 Annie Ernaux ha 23 anni e frequenta l’università di Rouen, in Francia. La pillola anticoncezionale è ancora vietata, come l’aborto. Resta incinta di uno studente incontrato durante le vacanze estive.

Vuole abortire, e quest’esperienza si trasformerà in un romanzo autobiografico, L’evento, uscito nel 2000 e diventato poi un film che ha vinto il Leone d’oro a Venezia nel 2021, un anno prima che l’autrice ricevesse il Nobel per la letteratura.

Ernaux attinge al suo diario personale per descrivere gli ostacoli, gli amici e le amiche che la giudicano, lo studente di cui è rimasta incinta e che sparisce, i medici che si rifiutano di aiutarla, i genitori che è costretta a tenere all’oscuro perché si opporrebbero.

Alla fine trova una donna che, per 400 franchi, le infila una sonda nell’utero. Riesce ad abortire nella notte tra il 20 e il 21 gennaio, tra forti dolori e con una violenta emorragia, nella stanza del pensionato in cui vive, in compagnia solo di un’amica che la aiuta come può.

Oggi in Italia c’è una legge, la 194 del 1978, che regola i casi in cui l’aborto non è considerato un reato. Ma in molti ospedali ci sono medici obiettori di coscienza. E per chi vuole abortire è difficile perfino capire a quale struttura rivolgersi.

Lo spiegano bene Chiara Lalli e Sonia Montegiove in un saggio intitolato Mai dati (Fandango 2022) che cerca di colmare la mancanza di trasparenza nell’applicazione della 194. Nel 2020, su circa 180 strutture che avrebbero dovuto garantire l’aborto, ce n’erano almeno 31 con il 100 per cento di obiettori di coscienza tra ginecologi, anestesisti e infermieri. E le strutture salivano a 50 considerando quelle con una quota di obiettori superiore al 90 per cento.

Sessant’anni dopo i fatti raccontati da Annie Ernaux, chi leggesse su siti come “Obiezione respinta” o “Ho abortito e sto benissimo” le testimonianze delle difficoltà delle donne italiane che hanno cercato di interrompere la gravidanza penserebbe che il tempo non è passato e che in Italia l’aborto è ancora vietato, come nella Francia del 1963. ◆

Questo articolo è uscito sul numero 1495 di Internazionale, a pagina 5. Compra questo numero | Abbonati