Un’analisi condotta dal New York Times con l’aiuto dell’intelligenza artificiale sulle dichiarazioni di Donald Trump ha rilevato dei cambiamenti significativi da quando nel 2015, a 69 anni, si è candidato alla presidenza per la prima volta. La conclusione, scrivono Peter Baker e Dylan Freedman, è che la comunicazione pubblica di Trump è diventata più volgare, più disinibita e meno coerente.
A volte perde il filo ed è ripetitivo. È più prolisso e più sboccato. I suoi discorsi sconclusionati sembrano ancora più confusi. Fa commenti che lasciano le persone interdette e molti, tra quelli che lo ascoltano, si chiedono di cosa stia parlando o hanno l’impressione che stia dicendo una cosa diversa da quella che sembra intendere. Salta da un pensiero all’altro, spesso senza finire una frase, infilando un aneddoto improvvisato dentro l’altro.
A Pendleton, in South Carolina, ha cominciato a parlare di atleti transgender, si è interrotto per raccontare la storia di una persona incontrata in Israele, ha accennato a un sondaggio senza spiegarne i risultati e poi si è lanciato in una digressione sul cambiamento climatico.
Il New York Times fa altri esempi. Ha dichiarato che in un cantiere senza recinzione “solo un ispanico potrebbe sopravvivere a quella caduta”. Vuole vietare l’ingresso agli immigrati dalla Norvegia “perché non ho preso il premio Nobel”. Dice che non gliene “frega niente” se viene visto come uno che tiene più ai profitti delle aziende petrolifere che ai lavoratori in difficoltà. Chiama lo stretto di Hormuz “stretto degli Ormoni”. Dice che i militari che fanno trapelare informazioni “andrebbero fucilati”.
E poi, ultimamente, c’è una sua “incomprensibile fissazione per il sedere maschile” che lo ha spinto a fare apprezzamenti, nel corso dei comizi, sul sedere di diversi parlamentari repubblicani. A volte perfino Trump sembra stupito da quello che gli esce dalla bocca e da quanto, finora, i suoi sostenitori lo abbiano apprezzato comunque: “Potrei dire le cose più stupide e voi applaudireste”. ◆
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Questo articolo è uscito sul numero 1690 di Internazionale, a pagina 5. Compra questo numero | Abbonati