Nel 2022 sono stati celebrati gli ottantacinque anni di Goffredo Fofi, educatore, organizzatore culturale, critico nel senso più ampio (teatro, poesia, cinema, letteratura…), direttore di riviste e collaboratore di lungo corso di Internazionale.

Accanto alla grande antologia Son nato scemo e morirò cretino. Scritti 1956-2021, curata da Emiliano Morreale per Minimum Fax, è uscita questa raccolta di ricordi di amici morti, più o meno giovani, comunque prematuramente. La potenza del necrologio, qui trattato in una modalità intima, sincera e personale, e la centralità di Fofi nelle reti intellettuali più fertili della società italiana, rendono questo libro molto più che una serie di saggi brevi, trasformandolo in un’autobiografia scandita da quella che Enzo Traverso, citando Walter Benjamin, ha definito la “malinconia della sinistra”: la consapevolezza della sconfitta accompagnata dalla memoria delle potenzialità emancipatrici della rivoluzione.

I “cari agli dei” cominciano al tempo della seconda guerra mondiale, con le vittime dei tedeschi, e finiscono in anni recenti, con Luca Rastello e Alessandro Leogrande. Talvolta famosi, talvolta sconosciuti, sollevano, con la loro presenza, questioni fondamentali: quali sono stati i modi che gli italiani hanno elaborato per comprendere il mondo e cambiarlo, e che peso hanno avuto la politica, l’intervento sociale, la religione, “prima e dopo il 1968”. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1477 di Internazionale, a pagina 93. Compra questo numero | Abbonati