La disastrosa riforma delle pensioni fa di nuovo emergere una serie d’interrogativi sulla società francese. Perché non si riesce quasi mai ad arrivare a un compromesso sociale? Perché assistiamo a tutti questi scioperi e manifestazioni, che la maggior parte dei paesi vicini non conosce, e comunque non con queste dimensioni? Cosa si può fare per cambiare?

La situazione di oggi è il frutto di una lunga storia che risale al 1789. La rivoluzione francese fu un grande momento di liberalismo in campo economico e sociale. Una delle prime cose che fecero i rivoluzionari fu abolire le corporazioni, che si pensava frenassero il dinamismo economico del paese. Ma, così facendo, vietarono anche tutte le forme di sindacalismo e contrattazione collettiva. Le intenzioni del giurista e rivoluzionario Isaac Le Chapelier erano chiare: “A nessuno è permesso ispirare nei cittadini un interesse intermedio, di separarli dalla cosa pubblica attraverso uno spirito corporativo”. In altre parole, la repubblica non era disposta a riconoscere nessun “corpo intermedio” tra lo stato e il cittadino.

Mentre nel resto dell’occidente si sviluppavano i sindacati, in Francia si dovette aspettare il 1864 perché fosse abolito il reato di “coalizione”, e quindi di sciopero, e il 1884 per il riconoscimento ufficiale dei sindacati. Nel 1895 i sindacati e le camere del lavoro si unirono per formare la confederazione generale del lavoro (Cgt), che però decise di rimanere indipendente dai socialisti, diversamente da quanto era successo in altri paesi. Quest’occasione mancata contribuì a dividere e indebolire il movimento operaio, e ritardò il riconoscimento istituzionale dei suoi organi di rappresentanza.

Economia
Cara previdenza
Spese per la previdenza sociale in Francia, miliardi di euro (Fonte: Le Monde)

Sindacati fragili

Durante tutto questo periodo il negoziato sulle questioni sociali fu molto limitato in Francia e il sindacalismo attivamente ostacolato dai poteri pubblici. Dopo il 1917 la rivoluzione russa e la scissione sindacale che ne derivò indebolirono ulteriormente e divisero le rappresentanze dei lavoratori francesi. Nel 1936 arrivò al potere il Fronte popolare – una coalizione di partiti di sinistra – che permise progressi sociali, ma quella stagione durò poco e fu seguita da una repressione violenta durante la seconda guerra mondiale. Dopo il conflitto, il consiglio nazionale della resistenza propose il suo programma per la ricostruzione. La guerra fredda, però, tornò a indebolire le rappresentanze sindacali.

Anche la quinta repubblica (nata nel 1958 con una nuova costituzione) non è mai stata molto propensa al negoziato sociale. Al contrario, nel 1967 il presidente Charles de Gaulle estromise le organizzazioni sindacali dalla gestione della previdenza sociale. Le proteste del maggio 1968 fecero avanzare i diritti dei lavoratori, ma negli anni successivi la destra al potere e il mondo imprenditoriale non fecero nulla per incoraggiare i negoziati in un contesto di conflittualità sociale e di peggioramento della situazione economica.

A sua volta la sinistra, quando nel 1981 arrivò al potere, fu fortemente influenzata da tendenze stataliste e radicali in campo sociale.

Società
La vita si allunga
Speranza di vita in Francia, anni (Fonti: Insee, Le Monde)

Il modello socialdemocratico

Da due secoli la Francia è un paese dove le questioni sociali si affrontano soprattutto attraverso le leggi, in piazza o sulle barricate. Questo può avere un fascino ma, dal punto di vista della sua efficacia economica e sociale, non c’è dubbio che i paesi nordici o la Germania sono avvantaggiati dalla capacità di arrivare più facilmente e più sistematicamente a dei compromessi.

Con la sua conflittualità strutturale, la Francia è diversa anche da Italia e Spagna, in cui i sindacati sono divisi su basi ideologiche, come succede a quelli francesi, ma dove si è affermata comunque una cultura della contrattazione.

Dopo le forti tensioni dovute all’adozione della legge sulle 35 ore lavorative all’inizio degli anni duemila, si era creato un consenso sul fatto che in Francia c’erano troppe leggi e troppi pochi contratti, e che bisognava allargare lo spazio della negoziazione sociale. Questa volontà era condivisa dai sindacati e dai partiti.

La sinistra istituzionale non poteva non sottoscrivere questo tentativo di avvicinare la società francese alla socialdemocrazia. Ma è stata soprattutto la destra, che in quel periodo era al potere, a impegnarsi in questo senso. Il presidente del senato Gérard Larcher, ministro del lavoro all’epoca della presidenza Chirac, ha dato il suo nome a una legge che va proprio in questa direzione: prima di legiferare nel campo del diritto del lavoro, il governo deve permettere alle parti sociali di negoziare. Se trovano un’intesa, il loro accordo diventa legge. Tuttavia, la volontà di “socialdemocratizzare” la società francese non è stata accompagnata da un vero cambiamento. La legge Larcher permette numerose scappatoie ed è stata applicata pienamente solo di rado.

Nel mondo
I paesi più anziani
Abitanti con più di 65 anni, percentuale (Fonti: Population reference bureau, Le Monde)

La moltiplicazione delle crisi, in particolare quella finanziaria del 2008, è stata usata come pretesto per un ritorno allo statalismo. Allo stesso tempo la riforma della rappresentanza sindacale non ha raggiunto i suoi obiettivi.

Il presidente François Hollande (2012-2017) ha cercato di far rivivere questa tendenza socialdemocratica, ma ha ceduto alle correnti giacobine e autoritarie del primo ministro Manuel Valls e del ministro dell’economia Emmanuel Macron, che sembravano fare a gara a chi fosse il più liberista in economia, trascinando tutta la sinistra nella catastrofe di oggi.

Quando è diventato presidente, Macron ha scelto di seguire la strada dell’autoritarismo e dello statalismo, soprattutto con i suoi provvedimenti sul lavoro. Prima, approvando una politica fiscale particolarmente ingiusta, ha provocato la rivolta dei gilet gialli (il movimento di protesta del 2018 contro il carovita), che è stata la più lunga e violenta del secondo dopoguerra. Poi, ha scatenato il più importante movimento sociale degli ultimi trent’anni proponendo la riforma delle pensioni.

Le organizzazioni sindacali, per una volta unite contro il progetto, hanno dato prova di spirito di responsabilità e finora la loro opposizione non ha assunto forme violente. Ma in questo il governo ha visto un segno di debolezza, e ha dato prova di un’intransigenza maggiore rispetto a quella dimostrata contro i gilet gialli.

Si può uscire da una dinamica perversa che spinge la società francese verso il precipizio? Non è facile, perché l’autoritarismo e il rifiuto del negoziato sono radicati nella storia del paese. Ma tutto questo non è irreversibile.

L’esempio della Germania

Per uscirne si deve agire su quattro punti. Prima di tutto bisogna cambiare il modello di gestione delle aziende francesi, che mantengono delle strutture feudali. Basterebbe imitare il sistema di cogestione adottato in Germania, dove i rappresentanti dei lavoratori hanno più potere che in Francia e occupano la metà dei posti nei consigli di amministrazione, anche in quelle strutture dove i consigli aziendali hanno poteri di veto molto estesi. Si dovrebbe inoltre spingere per un’unione o addirittura una fusione delle organizzazioni sindacali. Bisognerebbe anche aumentare la presenza effettiva di rappresentanti dei lavoratori nelle piccole aziende. E infine rivedere la legge Larcher sul lavoro per definire meglio l’articolazione tra democrazia sociale e democrazia politica su scala nazionale.

Il problema è che oggi, in un panorama spaccato tra liberisti e populisti di destra e di sinistra, le forze in grado di sostenere un progetto del genere sono molto deboli.

Tuttavia il futuro del paese dipenderà in gran parte dalla capacità dei francesi di voltare la pagina dell’autoritarismo e dello statalismo nella gestione delle questioni sociali. Come diceva l’olandese Guglielmo I d’Orange, “non è necessario sperare per intraprendere né riuscire per perseverare”. ◆ adr

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Questo articolo è uscito sul numero 1505 di Internazionale, a pagina 18. Compra questo numero | Abbonati