AEmmanuel Grégoire non piace essere definito “noioso”. D’altronde, il nuovo sindaco di Parigi non lo direbbe mai in questi termini, perché le definizioni sintetiche non fanno parte del suo lessico. Il sindaco del Partito socialista (Ps) preferisce spiegare che si tratta di “un’immagine lontana da quello che lui è veramente”. A ogni domanda su un argomento qualsiasi, la sua risposta comincia quasi sempre nello stesso modo: “Allora, innanzitutto…”, come se avesse bisogno di contestualizzare, di fare un’introduzione prima di esplicitare la tesi e la conclusione, da buon ex allievo della facoltà di scienze politiche di Bordeaux.

A 48 anni, l’ex vice della sindaca uscente Anne Hidalgo (Ps) dal 2014 al 2024, si porta addosso questa immagine: quella di un uomo competente, rigoroso e serio, forse anche troppo. Un’ immagine in cui non si riconosce del tutto, pur essendone “lusingato”. “Sono una persona allegra, che ama scherzare e con i piedi per terra”, ha spiegato nel corso di una lunga conversazione con l’influencer Sam Zirah alla fine di febbraio.

È vero. Durante un’intervista, Grégoire è capace d’inforcare gli occhiali tondi da primo della classe per chinarsi sugli appunti e verificare con le sopracciglia aggrottate dati che comunque conosce a memoria. E subito dopo di toglierli con la mano destra, lasciarsi andare a una battuta e sfoderare un sorriso un po’ infantile, ridendo con aria sorniona alla sua stessa battuta.

“Quello che apprezzo di lui è che non si tira indietro quando c’è da approfondire un argomento. È preparato, ma non è una persona rigida, è divertente e fa moltissime battute, forse anche troppe”, conferma sorridendo Lucie Castets, nuova sindaca del dodicesimo arrondissement, che l’ha conosciuto al comune di Parigi quando ne era la direttrice finanziaria, tra il 2023 e il 2024.

La campagna per le elezioni comunali, a lungo oscurata dal contesto nazionale e internazionale e poi diventata più aspra nelle ultime settimane, non ha permesso a Grégoire di mostrare agli elettori parigini tutta la sua personalità, tanto più che scontava già in partenza una scarsa notorietà. È qualcos’altro ad averlo portato alla vittoria con un risultato del 50,52 per cento, assicurando alla sinistra unita (esclusa La France insoumise di Jean-Luc Mélenchon) un record di 103 eletti al consiglio comunale e sconfiggendo al secondo turno la candidata del centrodestra ed ex ministra della cultura Rachida Dati (del partito Les republicains): “Si era preparato con largo anticipo e ha fatto sempre delle scelte efficaci”, riconosce il senatore parigino Rémi Féraud, che nel giugno 2025 aveva cercato di contendergli senza successo la candidatura per il Partito socialista.

Ed ecco queste scelte: “La sua candidatura alle legislative anticipate del 2024, che gli ha permesso di uscire dalla giunta comunale e di allontanarsi da Anne Hidalgo, poi il fatto di aver unito la sinistra fin dal primo turno delle comunali e di essere riuscito a federare tutti quelli che non volevano Rachida Dati e a convincere gli astensionisti”, elenca l’ex presidente del gruppo socialista al consiglio comunale di Parigi. Nel 2024 Grégoire aveva colto l’opportunità delle elezioni legislative anticipate per candidarsi e lasciare le sue funzioni di vicesindaco, dato che la relazione con Anne Hidalgo cominciava a farsi tesa.

In ascolto

Nel corso della campagna per le comunali, nonostante le pressioni provenienti dalla coalizione di sinistra a favore di una fusione con la lista di Sophia Chikirou della France insoumise, arrivata terza al primo turno con l’11,72 per cento, Grégoire non ha abbandonato la linea che si era prefissato. “Dall’inizio alla fine è rimasto fermo nelle sue convinzioni e nei suoi princìpi, soprattutto nei momenti più turbolenti tra i due turni, quando ha dimostrato la sua leadership”, l’ha elogiato Saïd Benmouffok, capolista parigino di Place publique e neoeletto al consiglio comunale di Parigi.

Biografia

1977 Nasce a Les Lilas, in Francia, figlio di genitori comunisti.
2002 Entra nel Partito socialista, sostenendo la candidatura a primo ministro di Lionel Jospin.
2014 Dopo essere stato eletto alle comunali, diventa vicesindaco di Anne Hidalgo.
2025 Racconta di aver subìto degli abusi sessuali quando era bambino a scuola.
2026 Vince le elezioni e diventa il nuovo sindaco di Parigi, superando al secondo turno la candidata del centrodestra Rachida Dati.


Perfino Danielle Simonnet, deputata di Parigi del partito di sinistra L’Après e un tempo nella France insoumise, non gli rimprovera la sua intransigenza: “Nel corso della campagna elettorale ci siamo sentiti davvero rispettati, anche se per noi non era scontato ritrovarci con i socialisti”, garantisce la candidata, che si era presentata alle comunali del 2014 e del 2020 e si è seduta a lungo tra i banchi dell’opposizione al consiglio comunale di Parigi. “È stato rispettoso, si è messo in ascolto ”, sottolinea.

“È soprattutto un uomo del dialogo”, come dice Saïd Benmouffok, o lo “stratega freddo e riflessivo” di cui parla François Vauglin, sindaco uscente dell’undicesimo arrondissement del Partito socialista? Vauglin ne ha fatto personalmente le spese quando gli è stato chiesto di cedere la posizione di capolista al referente locale degli ecologisti, David Belliard, nel quadro di un accordo di unità al primo turno. Per parecchio tempo è stato in dubbio se candidarsi lo stesso, come indipendente, perché non “capiva le motivazioni” di Grégoire. Poi quest’ultimo gli ha spiegato, con implacabile lucidità, che in ogni caso, si candidasse o meno, l’elettorato di sinistra del suo arrondissement era tale che Belliard avrebbe comunque vinto: cosa che è poi avvenuta con il 55,32 per cento dei voti, dopo aver sfiorato l’elezione al primo turno.

Per quanto Vauglin conosca bene Parigi, essendo stato eletto per la prima volta nel 2008, riconosce di essere rimasto profondamente colpito dalla “comprensione dei meccanismi elettorali” mostrata da Grégoire: “Ha costruito una strategia unitaria al primo turno senza una vera strategia per il secondo, contando sul fatto che lo slancio avrebbe spazzato via tutto, ma io non ci ho creduto fino alla fine”, ammette, sostenendo che “non è fortuna: con lui è tutto calcolato”.

Eppure, ed è un altro paradosso della personalità del nuovo sindaco di Parigi, Grégoire si definisce “molto emotivo”, incline a lasciarsi andare facilmente alle lacrime. Già all’annuncio dei primi risultati del 22 marzo, che delineavano una vittoria certa, ha avuto subito gli occhi lucidi e ha nascosto il volto nel collo di Bertrand Delanoë, l’ex sindaco socialista di cui è stato per qualche anno capo di gabinetto, e che l’ha sostenuto durante la campagna.

Lo si è visto piangere anche in diverse interviste in video, mentre ricordava drammi personali lontani nel tempo – le violenze sessuali subite da bambino – o molto recenti, come il suicidio del fratello minore nel novembre 2025. La morte dell’ex primo ministro Lionel Jospin, avvenuta proprio il 22 marzo, ha suscitato in lui una “infinita tristezza”: impegnatosi in politica proprio dopo la sconfitta di Jospin alle presidenziali del 2002, Emmanuel Grégoire gli ha “dedicato” la sua vittoria a Parigi.

Forte del patrocinio di queste figure che l’hanno accompagnato, il nuovo sindaco dovrà assumere da solo il ruolo di numero uno e affrontare di petto temi complessi, a cominciare da quello del settore dei servizi educativi extrascolastici, scosso da una serie di segnalazioni di violenze e aggressioni sessuali.

Dopo la sua elezione formalizzata dal consiglio comunale di Parigi il 29 marzo, il maratoneta Emmanuel Grégoire si è tolto finalmente la pettorina da fondista e si è messo al collo la medaglia d’oro. Dall’alto del suo scranno abbassa lo sguardo sulla sfortunata detentrice dell’argento, Rachida Dati, che ha portato alla destra appena 51 consiglieri, il suo risultato peggiore. Lei, che s’immaginava così brillante, forse si chiede tra sé e sé chi dei due sia apparso più noioso sul podio finale. ◆ gim

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Questo articolo è uscito sul numero 1659 di Internazionale, a pagina 74. Compra questo numero | Abbonati